Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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mercoledì 23 gennaio 2019

A UNA PICCOLA DONNA CHE COMPIE GLI ANNI - F.C.




In questo giorno in cui tutti ti diranno che stai diventando grande, io ti auguro di non diventare mai troppo grande. In questo giorno in cui ti diranno che stai crescendo, io ti auguro di crescere nel modo più bello e importante, quello del cuore.

Ti auguro di mantenere gli occhi limpidi per poter vedere sempre la luce, piccola o grande, che alberga in ogni persona che incontri.

Ti auguro di saper mantenere sempre la tua mano leggera per accarezzare delicatamente le gioie o le sofferenze di chi ti passa accanto.

Ti auguro di non dover essere mai sola e ti auguro di trovare nella tua vita persone che ti vogliano bene per quello che sei, senza volerti cambiare. Riconosci queste persone e abbine cura: non saranno tante.

Ti auguro di avere sempre un occhio rivolto dentro di te, per scoprire quali sono i tuoi bisogni e le tue emozioni, e allo stesso tempo di avere l’altro occhio rivolto agli altri, per essere sempre attenta ai bisogni e ai sentimenti di chi incontri nella tua vita. È proprio per questo che di occhi ne hai due.

Ti auguro di poter sempre essere sincera e di non avere mai bisogno di nascondere la verità soprattutto alle persone che ti amano.

Ti auguro di vivere ogni giorno la vita come un dono meraviglioso che l’universo ti fa, anche se non sempre capirai questo dono e magari tu ne avresti voluto uno diverso. Fidati, l’universo sa quello che fa ed è più saggio di noi anche se talvolta potrà farci soffrire.

Ti auguro di avere sempre il coraggio di salire sulla mongolfiera perché solo dall’alto ti sarà possibile vedere le cose nella loro giusta proporzione e le persone nelle loro vere relazioni.

Ti auguro che la tua viva intelligenza sia sempre a servizio di un cuore pronto ad amare. Ti auguro di essere capace di non prenderti mai troppo sul serio e di saper ridere di te stessa.

Ti auguro di essere sempre così radiosa da portare il sole in ogni stanza in cui entri. Di essere sempre così vera e bella dentro da portare la gioia in ogni persona che ti incontri.

Ti auguro di essere sempre te stessa e di lavorare ogni giorno per diventare il meglio di quello che sei. 

Francesco Callegari

domenica 17 giugno 2018

CIO’ IN CUI CREDI SARA’ IL TUO DESTINO – Mahatma Gandhi




Le tue credenze diventano i tuoi pensieri.

I tuoi pensieri diventano le tue parole.

Le tue parole diventano le tue azioni.

Le tue azioni diventano le tue abitudini.

Le tue abitudini diventano i tuoi valori.

I tuoi valori diventano il tuo destino.


Mahatma Gandhi

martedì 17 maggio 2016

IL NONNO INDIANO – Marshall B. Rosenberg (1934-2015)


Mi ricordo che un’insegnante di scuola elementare, in Texas, si infastidì quando cercai di spiegare i benefici del valutare sulla base di giudizi di valore. Mi disse: “Sta complicando le cose quando non ce n’è bisogno. I fatti sono fatti e non ci vedo niente di male se un’insegnante dice a uno studente che ha ragione quando ha ragione e che ha torto quando ha torto”. Le chiesi di farmi un esempio di una cosa che fosse un fatto. Lei rispose: “Ad esempio è un fatto che Cristoforo Colombo ha scoperto l’America”. Quel giorno, era presente al seminario un mio amico, di origini indiane. Disse all’insegnante, con calma: “Questo non è quello che mi ha raccontato mio nonno”.
Marshall B. Rosenberg, Educazione che arricchisce la vita, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2005, p. 37


martedì 1 dicembre 2015

IL GREMBIULE DELLA NONNA – Maurizio Magistri


Ti ricordi del grembiule di tua Nonna ?
Il primo scopo del grembiule delle Nonna era di proteggere i vestiti sotto,
ma, inoltre:
serviva da guanto per ritirare la padella bruciante dal forno;
era meraviglioso per asciugare le lacrime dei bambini ed, in certe occasioni, per pulire le faccine sporche;
dal pollaio, il grembiule serviva a trasportare le uova e, talvolta, i pulcini!;
quando i visitatori arrivavano, il grembiule serviva a proteggere i bambini timidi;
quando faceva freddo, la Nonna se ne imbacuccava le braccia;
questo buon vecchio grembiule faceva da soffietto, agitato sopra il fuoco a legna;
era lui che trasportava le patate e la legna secca in cucina;
dall'orto, esso serviva da paniere per molti ortaggi dopo che i piselli erano stati raccolti era il turno dei cavoli;
a fine stagione, esso era utilizzato per raccogliere le mele cadute dell'albero;
quando dei visitatori arrivavano in modo improvviso, era sorprendente vedere la rapidità con cui questo vecchio grembiule poteva dar giù la polvere;
all'ora di servire i pasti, la Nonna andava sulla scala ad agitare il suo grembiule e gli uomini nei campi sapevano all'istante che dovevano andare a tavola;
la Nonna l'utilizzava anche per posare la torta di mele appena uscita dal forno sul davanzale a raffreddare; ai nostri giorni sua nipote la mette là per scongelarla.

Occorrerà un bel po' d'anni prima che qualche invenzione o qualche oggetto possa rimpiazzare questo vecchio buon grembiule.


Maurizio Magistri

domenica 30 agosto 2015

LA RICONCILIAZIONE – Dalai Lama

Osservando la realtà, è molto evidente che il miglior modo per superare il conflitto è avere uno spirito di riconciliazione, anche con se stessi. Questo spirito ha molto a che fare con la compassione. Un aspetto della compassione è il rispetto dei diritti e delle idee degli altri, e questa è la base per la riconciliazione. Credo che lo spirito umano di riconciliazione basato sulla compassione agisca a grande profondità, che la persona se ne renda effettivamente conto o meno.
Perciò, dato che la nostra essenziale natura umana è la gentilezza, non importa attraverso quanta violenza ed episodi negativi dobbiamo passare, alla fine l'unica soluzione possibile è tornare al fondamentale sentimento umano, cioè l'affetto. In tal modo, l'affetto dell'uomo o la compassione non sono solo una questione religiosa, ma un fattore pressoché indispensabile della nostra vita quotidiana.
Tenendo presente questo, la pratica della tolleranza diventa veramente meritevole, e non importa quanto sia difficile, perché ha enorme valore.
Dalai Lama, L’arte di essere pazienti, Neri Pozza, Vicenza 1998-2011


giovedì 7 maggio 2015

TIENI STRETTA OGNI ORA - Seneca


Chi potrai indicarmi che attribuisca un giusto valore al tempo, che tenga in pregio la giornata, che capisca di morire un po’ ogni giorno? In questo ci inganniamo: vediamo la morte davanti a noi: gran parte di essa, invece, è già dietro di noi; ogni momento passato è nel dominio della morte. Lucilio mio, fa così come mi scrivi che stai facendo: tieni stretta ogni ora; dipenderai meno dal domani, se ti impadronirai dell’oggi. Mentre si continua a rimandare, la vita se ne va.

Seneca, Lettere a Lucilio in Seneca, Tutte le opere, a cura di G. Reale, Bompiani 2000.

martedì 5 maggio 2015

HOKUSAI SAYS – Roger Keyes


Non importa se disegni o scrivi libri.
Non importa se seghi alberi o peschi pesci,
non importa se stai seduto a casa
a fissare le formiche in veranda o l'ombra degli alberi
e le erbe che ti crescono in giardino.
Quel che importa è che ti importi.


Roger Keyes

mercoledì 18 febbraio 2015

L’UCCELLO DI FUOCO E LA PRINCIPESSA VASSILISSA (4) – Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev (1826-1871)




Va e va, il baldo arciere arrivò ai confini del mondo e si fermò proprio sulla riva del mare; il valente cavallo vide un enorme gambero marino che strisciava sulla sabbia, e gli pose sul collo il suo pesante zoccolo. Disse il gambero marino:"Non uccidermi, lasciami vivere! Farò tutto quel che ti occorre!" Gli rispose il cavallo "In mezzo all'azzurro mare giace una grossa pietra, sotto questa pietra è nascosto l'abito nuziale della principessa Vassilissa; portami quell'abito!" Il gambero urlò con voce profonda per tutto l'azzurro mare; subito le acque ribollirono, da ogni parte s'arrampicarono sulla riva gamberi grossi e piccoli: una quantità prodigiosa! Il vecchio gambero diede loro un ordine ed essi si gettarono in acqua; un'ora dopo traevano dal fondo del mare, da sotto la grande pietra, l'abito nuziale della principessa Vassilissa.
Il prode arciere torna dallo zar, portando l'abito della principessa; ma di nuovo Vassilissa s'intesta: "Non ti sposerò" dice allo zar "finché non avrai dato ordine al giovane arciere di fare un bagno nell'acqua bollente." Lo zar ordinò di riempire d'acqua un pentolone di ferro, di riscaldarla il più possibile e, quando fosse bollente, di gettarvi l'arciere.
Ecco che è tutto pronto, l'acqua bolle, gli spruzzi volano; portarono il povero arciere. "Che guaio, questa sì che è una disgrazia!" pensa "ah! perché ho preso la piuma d'oro dell'uccello di fuoco? Perché non ho dato ascolto al cavallo?" Si rammentò di lui e disse allo zar "Zar sovrano! permetti che prima di morire io dica addio al mio cavallo" "Bene, vai a dirgli addio!" L'arciere arriva dal suo valente cavallo, e piange a calde lacrime. "Di che piangi, padrone?" "Lo zar m'ha ordinato di fare un bagno nell'acqua bollente" "Non temere, non piangere, resterai vivo!" gli disse il cavallo, e presto fece un incanto sull'arciere, perché il bollore non nuocesse al suo bianco corpo. L'arciere tornò dalla stalla; subito i lavoranti lo afferrarono e lo buttarono dritto nel pentolone; andò a fondo una volta o due e poi saltò fuori dal pentolone; era diventato così bello da non potersi raccontare nelle fiabe, né descrivere con la penna.
Quando lo zar vide ch'egli era diventato così bello, volle bagnarsi anche lui; come uno stupido scivolò in acqua e nello stesso momento si lessò. Seppellirono lo zar, e al suo posto elessero il baldo arciere; egli sposò la principessa Vassilissa e visse con lei lunghi anni d'amore e d'accordo.
Antiche fiabe russe, raccolte da Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev, Torino 1953, p. 105-106.


martedì 17 febbraio 2015

L’UCCELLO DI FUOCO E LA PRINCIPESSA VASSILISSA (3) – Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev (1826-1871)


Cammina cammina, arriva ai confini del mondo, dove il rosso solicello spunta dall'azzurro mare. Guarda e vede che sull'azzurro mare naviga la principessa Vassilissa in una barchetta d'argento e voga con i remi d'oro. Il baldo arciere spinse il suo valente cavallo nei verdi prati a pascolare, a mangiar la fresca erbetta; lui intanto drizzò la tenda dalla cupola d'oro, dispose cibi e bevande varie, sedette nella tenda a mangiare, la principessa ad aspettare.
Vassilissa vide la cupola d'oro, e vogò a riva, uscì dalla barchetta ad ammirare la tenda. "Salute, principessa Vassilissa!" dice l'arciere "Fatemi l'onore di accettare la mia ospitalità, di assaggiare i vini d'oltremare." La principessa entrò nella tenda; cominciarono a bere, a mangiare, far baldoria. La principessa bevve un bicchiere di vino d'oltremare, s'ubriacò e cadde in un sonno profondo. Il prode arciere lanciò un grido al suo valente cavallo, e il cavallo accorse; subito l'arciere smonta la tenda dalla cupola d'oro, salta a cavallo, prende con sé la principessa Vassilissa addormentata e si mette in cammino, come una freccia scoccata dall'arco.
Arrivò dallo zar; quando vide la principessa il sovrano si rallegrò assai, ringraziò l'arciere del buon servigio, lo ricompensò con una grossa somma, e lo insignì di un grado altissimo. La principessa Vassilissa si svegliò, apprese che si trovava ben lontana dall'azzurro mare, e cominciò a piangere, a languire, il suo viso cambiò completamente; per quanto lo zar la esortasse, tutto fu vano. Ecco che lo zar pensò di sposarla, ma lei dice: "Lascia che quello che mi ha portato qui vada all'azzurro mare; in mezzo al mare c'è una grossa pietra, sotto quella pietra è nascosto il mio abito nuziale. Io non mi sposerò se non avrò quel vestito!" Subito lo zar va dal prode arciere: "Va’ presto ai confini del mondo, dove spunta il rosso solicello, là nell'azzurro mare si trova una gran pietra, e sotto la pietra è nascosto l'abito nuziale della principessa Vassilissa; trova quell'abito e portalo qua; è venuto il tempo di celebrare le nozze! Se lo trovi, ti ricompenserò ancor meglio di prima, ma se non lo trovi, ecco la mia spada: che la tua testa cada!"
L'arciere pianse lacrime amare, andò dal suo valente cavallo: "Questa volta," pensa, "non sfuggirò alla morte!" "Di che piangi, padrone?" domanda il cavallo. "Lo zar mi ha ordinato di cercargli sul fondo del mare l'abito nuziale della principessa Vassilissa." "Ecco! te l'avevo detto: non prendere la piuma d'oro, che ti capiteranno dei guai! Suvvia, ora non temere: questa non è ancora una disgrazia, la disgrazia verrà dopo! Siediti su di me e andiamo all'azzurro mare." (continua...)
Antiche fiabe russe, raccolte da Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev, Torino 1953, p. 104-105.


lunedì 16 febbraio 2015

L’UCCELLO DI FUOCO E LA PRINCIPESSA VASSILISSA (2) – Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev (1826-1871)


Il giorno dopo, all'alba, il giovane arciere andò su quel campo, lasciò il cavallo libero di passeggiare e lui si nascose dietro un albero. D'un tratto il bosco stormì, le onde del mare si agitarono: ecco volare l'uccello di fuoco; arrivò, si posò a terra e prese a beccare il grano. Il valente cavallo si avvicinò all'uccello di fuoco, gli posò uno zoccolo sull'ala premendo forte contro terra; il baldo arciere saltò fuori dall'albero, accorse, legò con uno spago l'uccello di fuoco, salì a cavallo e galoppò verso la reggia.
Porta l'uccello di fuoco allo zar; al vederlo, il sovrano si rallegrò, ringraziò l'arciere del buon servigio, lo ricompensò innalzandolo di grado, e gli affidò subito un altro compito: "Se sei stato capace di raggiungere l'uccello di fuoco, adesso trovami anche la mia fidanzata: nell'ultimo dei reami, ai confini della terra, dove nasce il rosso solicello, c'è la principessa Vassilissa; è proprio di lei che ho bisogno. Se la trovi ti ricompenserò con oro e argento , ma se non la trovi ecco la mia spada: che la tua testa cada!"
L'arciere pianse amare lacrime, andò dal suo valente cavallo: "Di che piangi, padrone?" domanda il cavallo. "Lo zar mi ha ordinato di trovargli la principessa Vassilissa." "Non piangere, non affliggerti; questa non è ancora una disgrazia, la disgrazia verrà dopo! Va' dallo zar, e chiedigli una tenda dalla cupola d'oro, e cibi e bevande per il viaggio." Lo zar gli diede i cibi, le bevande e la tenda dalla cupola d'oro. Il prode arciere salì sul suo valente cavallo e partì per l'ultimo dei reami. (continua…)

Antiche fiabe russe, raccolte da Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev, Torino 1953, p. 103-104.

domenica 15 febbraio 2015

L’UCCELLO DI FUOCO E LA PRINCIPESSA VASSILISSA (1) – Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev (1826-1871)


In un certo reame, ai confini della Terra, nell'ultimo degli stati, viveva una volta, uno zar forte e potente. Questo zar aveva un giovane arciere, e il giovane arciere aveva un valente cavallo. Una volta l'arciere se ne andò a caccia nel bosco col suo cavallo; va lungo la strada, la larga strada, ed ecco trovò una piuma d'oro dell'uccello di fuoco; come fiamma splendeva quella piuma! Gli dice il valente cavallo: "Non prendere la piuma d'oro; se la prendi, un guaio ti attende!" E medita il prode giovane: raccoglierla o non raccoglierla? Se la raccoglie e la porta allo zar, certo egli lo ricompenserà generosamente; e a chi non è caro il favore di un re?
L'arciere non diede ascolto al suo cavallo, raccolse la piuma dell'uccello di fuoco, la portò e la presentò in dono allo zar. "Grazie" dice lo zar, "e poiché sei stato capace di trovare una piuma dell'uccello di fuoco, trovami l'uccello stesso; e se non lo trovi, ecco la mia spada: che la tua testa cada!"
L'arciere versò amare lacrime, e andò al suo valente cavallo. "Di che piangi, padrone?" "Lo zar mi ha ordinato di trovargli l'uccello di fuoco." "Te l'avevo detto: non prendere la piuma, che ti metterà nei guai! Be', non aver paura, non affannarti; questa non è ancora una disgrazia, la disgrazia verrà dopo! Va' dallo zar e chiedigli che per domani vengano sparsi per i campi cento sacchi di granone." Lo zar diede ordine di spargere per i prati cento sacchi di granone. (continua…)
Antiche fiabe russe, raccolte da Aleksandr Nikolaevic Afanas’ev, Torino 1953, p. 103.


domenica 8 febbraio 2015

IL VALORE DELLA VITA - Massimo Gramellini, Chiara Gamberale

Il valore della vita risiede nello sforzo di equilibrio che compiamo ogni giorno per dare un senso a tutto.
Non è facile accettare che quanto ci accade abbia sempre un significato, anche quando non riusciamo a scorgerne alcuno. E che le sconfitte dipendono da noi, mentre sarebbe più comodo darne la colpa ai maneggi del prossimo e del destino.
Invece è così: tutto è giusto e perfetto.

Massimo Gramellini, Chiara Gamberale, Avrò cura di te, Milano 2004, p. 32-33

lunedì 17 novembre 2014

STRANIERI – Mariapia Veladiano


Vederci di tanto in tanto con occhi stranieri è una grazia.
Vedere l'acqua che esce facile dai rubinetti, acqua benedetta e la buttiamo la santa domenica a lavare i nostri pneumatici insieme alle coscienze sciatte che ci comandano.
E vedere le case che sono nostre, e se la cupidigia non ci divora, sono sicure e non ci schiantano al primo rabbrividire della terra.
Poter poi camminare nelle città, a fronte alta se vogliamo e con un nome pronto da dichiarare. Lo pronunciamo una sola volta, e viene riconosciuto.
E i figli. I nostri figli, che facciamo studiare, come deve essere, e hanno zaini e vestiti, e li portiamo in corsa al conservatorio o in piscina, quanta acqua!, e ci preoccupiamo che scelgano, Economia, Medicina o Archeologia, come deve essere, e non sappiamo lo sgomento e insieme l'orrore di stringerli in braccio leggeri leggeri, quasi stritolati dalla pena di chi non può nulla per loro, che almeno dormano e non sentano la fame, perché non si sa dove cercare il pane.
E poi l'assurdo nostro ridicolo correre strizzati in un tempo che intanto va con il suo bel passo regolare, pronto al ritmo del nostro piacere se solo lo volessimo, e invece dannato al nostro scappare, da tutti, da noi, dalla vita.
Sì, è una grazia essere stranieri per quel che serve a vederci.
Mariapia Veladiano, Ma come tu resisti, vita, p. 119-120.


domenica 19 ottobre 2014

UN PO’ D’ARGENTO – Bruno Ferrero


"Rabbì, che cosa pensi del denaro?" chiese un giovane al maestro.
"Guarda dalla finestra", disse il maestro," cosa vedi?".
"Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato".
"Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?".
"Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso, naturalmente".
"Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro. Basta un sottilissimo strato d'argento sul vetro e l'uomo vede solo se stesso".
Bruno Ferrero, L’importante è la rosa


martedì 14 ottobre 2014

PUOI ESSERE – Massimo Gramellini


Puoi essere la storia di un vile o di un eroe, di uno che trema in fondo alla spelonca delle sue paure o che crede nell’amore capace di spostare le montagne. Scegli tu il destino che preferisci. Ma smetti di cercarlo fuori di te.
Ricorda con quanta ironia Gesù si rivolse a Tommaso: “Se qualcuno vi dice che il Regno è nei Cieli, gli uccelli saranno certamente in vantaggio su di voi…” E al giovane monaco che desiderava visitare la città magica di Shambhala, ma si era perso lungo la strada, l’eremita rispose: “Non dovrai andare troppo lontano. Shambhala si trova nel tuo cuore.
Tu ancora non puoi sapere dove approderai. Ma chi incomincia a cercare ciò che ama finirà sempre per amare ciò che trova. ti metti in cammino verso Est e magari raggiungi l’Ovest. Non è importante, adesso. L’importante è mettersi in cammino. Altrimenti non arriverai da nessuna parte. E passerai il resto della tua vita a disprezzarti per ciò che avresti potuto essere e non sei stato. La meta iniziale del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire.
Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole, Longanesi, Milano, 2010, p. 52.


giovedì 9 ottobre 2014

SCUOLA: DISONORE AL MERITO (4) – Ernesto Galli Della Loggia


Ecco dunque le premesse per il mostriciattolo escogitato: manteniamo il criterio del merito, certo, come no? - hanno deciso a viale Trastevere - ma gli diamo una veste per così dire oggettiva, indiscutibile. 
D'ora in avanti il merito del singolo docente sarà misurato sulla quantità di ore supplementari, rispetto al normale lavoro scolastico, in cui egli accetterà di impegnarsi. 
Non importa se poi in queste ore si dimostrerà un genio o un incapace, se saprà dare qualcosa in più all'istruzione dei suoi allievi e all'istituzione scolastica o scalderà la sedia dietro la cattedra.
Risultato prevedibile? Tutti gli insegnanti che potranno e vorranno, faranno il supplemento d'orario: e quindi saranno tutti meritevoli!
Ma di un merito che si chiama così solo in Italia: altrove si chiama cottimo.
Ernesto Galli Della Loggia, “Style, mensile del Corriere della Sera”, Ottobre 2014

Fine dell’articolo

mercoledì 8 ottobre 2014

SCUOLA: DISONORE AL MERITO (3) – Ernesto Galli Della Loggia


Dunque il merito individuale mai!
Non basta: chi accerterà tale merito individuale?
Un dirigente scolastico? Il ministero? Chi? Un'autorità? Nuovo moto di orrore dell'ideologia italo-sindacale: infatti non devono esistere autorità, non deve esserci nessuno sul luogo di lavoro con il potere di giudicare capacità e rendimento di qualcun altro!
Insomma il povero ministro Giannini e i suoi collaboratori si sono trovati davanti alla quadratura del cerchio: introdurre nella scuola il merito, come richiesto a gran voce dall'opinione pubblica in nome dell'interesse generale, ma rispettando i tabù del sindacato, non urtando la suscettibilità dei vari Camusso e Bonanni e delle loro burocrazie parassitarie.
Ernesto Galli Della Loggia, “Style, mensile del Corriere della Sera”, Ottobre 2014

L’articolo continua domani…

martedì 7 ottobre 2014

SCUOLA: DISONORE AL MERITO (2) – Ernesto Galli Della Loggia


Introdurre il criterio del merito significa per forza accertare le qualità/capacità delle persone singole, non è possibile altrimenti.
Il singolo? Le sue capacità individuali? Ma è inaudito! Esclama però a questo punto con un moto di orrore quella che ho chiamato l'ideologia italiana, rappresentata al suo meglio dall'ideologia del sindacato del pubblico impiego, deciso da tempo a guadagnarsi la palma di nemico numero uno del futuro del Paese.
Se infatti si mettono in primo piano le capacità individuali, si rompe il feticcio dell'assoluta unitarietà della categoria. E così s'incrina automaticamente il vero pilastro della forza del sindacato (e dunque si lede l'interesse dei suoi funzionari pagati con le quote degli iscritti), forza che ha il suo simbolo, per l'appunto, nello stipendio eguale per tutti e nell'anzianità come unico criterio della carriera.
Ernesto Galli Della Loggia, “Style, mensile del Corriere della Sera”, Ottobre 2014

L’articolo continua domani…

lunedì 6 ottobre 2014

SCUOLA: DISONORE AL MERITO (1) – Ernesto Galli Della Loggia


Come si misura il merito?
Sulla necessità di introdurne dosi massicce nella pubblica amministrazione oggi sembrano essere tutti d'accordo in Italia, ma appena si comincia a discutere nello specifico come misurarlo, appunto allora tutto si annebbia, e ciò che in linea di principio era dato per assodato viene smentito nei fatti.
Ne è una prova il progetto studiato dal Ministero dell'Istruzione allo scopo, precisamente, di introdurre (alla buon'ora!) una valutazione di merito degli insegnanti in modo da iniziare a stabilirne, a seconda dei casi, gli avanzamenti nella carriera e quindi la retribuzione.
Ma è a questo punto che il ministro Stefania Giannini si deve essere trovata davanti in tutta la loro forza intimidatrice alcuni dei più radicati tabù dell'ideologia italiana.
Infatti, per quanti salti mortali si possano fare, il merito ha questa ineliminabile peculiarità: se esso deve avere una conseguenza sulla carriera e sulla retribuzione del singolo, che sono entrambi fatti individuali, non può che essere legato alla condotta di quel singolo individuo.
Ernesto Galli Della Loggia, “Style, mensile del Corriere della Sera”, Ottobre 2014

L’articolo continua domani…

venerdì 19 settembre 2014

EDUCARE E’ DIFFICILE – Mario Lodi (1922-2014)


Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: "diventare miliardario!". Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere.
Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza.
A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Mario Lodi, saluto al Convegno "Educare è difficile", Legambiente – MCE, Perugia, marzo 2003
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