Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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mercoledì 4 maggio 2016

ASCOLTA CON TUTTO IL TUO ESSERE - Jiddu Krishnamurti (1895-1986)


Ho l'impressione che tanto l'atto di imparare, quanto l'atto di ascoltare ci risultino straordinariamente difficili. Noi non ascoltiamo mai veramente, perché la nostra mente non è libera; le nostre orecchie sono imbottite di tutta la conoscenza che portiamo sempre con noi, così ascoltare diventa straordinariamente difficile.
Penso - anzi, è un fatto - che se potessimo ascoltare con tutto il nostro essere, con una vigorosa vitalità, allora l'atto di ascoltare diverrebbe un fattore di liberazione. Ma sfortunatamente voi non ascoltate, perché non avete mai imparato a farlo.
In fondo, potete imparare qualcosa solo quando vi impegnate con tutto il vostro essere. Imparate la matematica solo quando vi ci dedicate totalmente; ma se vivete in uno stato di contraddizione, cioè se venite forzati ad imparare mentre non avete alcuna intenzione di farlo, allora l'imparare si riduce ad un vuoto processo di accumulazione.
Jiddu Krishnamurti


sabato 19 marzo 2016

SII IL MEGLIO DI QUALUNQUE COSA TU SIA – Douglas Malloch (1877-1938)


Se non puoi essere un pino in cima alla collina,
sii un arbusto nella valle, ma sii
il miglior piccolo arbusto sulla sponda del ruscello;
sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.
Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba,
e rendi più lieta la strada;
se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico,
ma il pesce persico più vivace del lago!
Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.
C’è qualcosa da fare per tutti noi qui,
ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli,
e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.
Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero,
se non puoi essere il sole, sii una stella.
Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai:
sii il meglio di qualunque cosa tu sia.
Douglas  Malloch, Be the best of whatever you are


mercoledì 16 marzo 2016

NON SEGATE LA SEGATURA – Dale Carnegie (1888-1955)

Ho sempre ammirato Fred Fuller Shedd per il suo dono di presentare vecchie verità in una forma nuova e pittoresca. Era direttore del Philadelphia Bulletin.
Un giorno, rivolgendosi in aula a degli studenti universitari, chiese: “Quanti di voi hanno mai segato legna? Alzate la mano”. Molti l’avevano fatto.
Poi domandò:”Quanti di voi hanno mai segato della segatura?”. Nessuna mano si alzò.  “Certo, non è possibile segare della segatura”, esclamò Shedd. “E’ già segata. Ed è la stessa cosa col passato. Quando vi tormentate per cose sorpassate e concluse, non fate altro che segare della segatura”.
Dale Carnegie, Come vincere lo stress e cominciare a vivere, 1944, ed. it. Bompiani, Milano 1994/2015, p. 117


lunedì 21 dicembre 2015

44. LO SPAZIO DELL'ARIA - Francesco Callegari


Nei disegni dei bambini, il cielo è spesso rappresentato da una sottile striscia azzurra, tirata lungo il margine superiore del foglio; la base è invece occupata dalla linea, altrettanto sottile, della terra o dell’erba.
E in mezzo, tra la terra e il cielo, cosa c’è, niente? A questa domanda, i bambini vi guardano dapprima stupiti, poi con indulgenza: in effetti, i grandi non sono mai stati molto svegli. C’è l’aria! Cosa vuoi che ci sia tra la terra e il cielo?
L’aria, e per lasciare il maggior spazio possibile all’aria, i bambini segnano appena i confini, tanto che la terra e il cielo diventano solo una cornice, un contenitore che serve all’aria per non scappare via. Perché è l’aria il posto dove avvengono le cose, il luogo degli alberi e delle persone, degli animali e delle case. Il cielo è troppo lontano, ci vanno al massimo gli uccelli; la terra è troppo dura, è fatta per i lombrichi.
Tutto avviene nello spazio dell’aria: sotto il foglio la terra continua, e sopra il foglio continua il cielo; per quanto avanti non si sa, ma nemmeno è importante saperlo, perché ciò che conta è tutto qui all’interno del foglio, l’unico posto dove è possibile disegnare il mondo.
I bambini ci invitano a usare bene lo spazio dell’aria e anzi ci spingono a estenderlo rendendo sempre più sottile quello delle cose che non possiamo raggiungere e quello delle cose che non possiamo cambiare. Lo spazio dell’aria rappresenta il luogo della vita e degli incontri, ma può diventare per noi anche lo spazio del sogno e dell’impegno per realizzarlo. L’unico posto dove la nostra ghianda potrà diventare quercia.
Lo auguro di cuore a tutti voi e a me stesso.

Buon Natale
Francesco Callegari


sabato 21 novembre 2015

SCAPPARE – Mariapia Veladiano


E come si fa?
La terra è una. La vita è una. La nostra umanità è una. Scappare vuol dire lasciare indietro qualcosa. Cosa lasciamo? Quale lontano possiamo raggiungere se la vita ci precede, ci avvolge, ci abita?
Certo è una tentazione e come tutte le tentazioni è un'illusione. Sembra una via d'uscita: «Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!» (Mt 27,40).
È la croce il problema. La struggente chiarezza del male che tocca le nostre vite. E la tentazione di scappare è forse di chi più sente e ha sentito, e per contagio di comune umanità continua a sentire che non c'è riparo al dolore. Perché il dolore è mistero da sempre e nel suo mistero non preferisce i malvagi, a nostra consolazione.
Gli altri non ci pensano neanche a scappare e la calcano bene la terra, con falcate lunghe che lasciano il solco, e a gambe larghe fanno sosta davanti alle croci sbracciandosi a dire che quelli se la son voluta, che basta saper vivere. E non sanno la vergogna di sé.
È il nostro restare, insieme e non divisi, che sfida ogni giorno la barbarie di tutte le croci. Qui in terra. Sperando il giorno, ma saldi a passare insieme la notte.
«Può darsi che domani spunti l'alba del giudizio universale: allora, non prima, noi deporremo volentieri l'opera per un futuro migliore». (Dietrich Bonhoeffer)
Mariapia Veladiano, Ma come tu resisti, vita, p. 60-61.


venerdì 17 ottobre 2014

LA VERA TRAGEDIA - Massimo Gramellini


La vera tragedia non è la cattiveria dei cattivi,
ma la futilità delle buone intenzioni dei buoni.

Massimo Gramellini, L'ultima riga delle favole, p. 46.

venerdì 4 luglio 2014

SERIETA’ NEL LAVORO – Carla Fracci


“Forse oggi alcuni ruoli vengono conquistati troppo in fretta, rischiando di perdere l’umiltà, la serietà e il rispetto per l’impegno e il lavoro, in qualsiasi professione, valori che invece non possono mai essere trascurati, perché anche quando si ottiene il successo bisogna sempre cercare di migliorarsi e di avere la capacità di ricominciare da capo.
In tutto ciò che facciamo, la serietà va messa al primo posto”.

Rita Levi-Montalcini: Aggiungere vita ai giorni, a cura di Raffaella Ranise e Giuseppina Tripodi, Milano, Longanesi, 2013, p. 100.

giovedì 3 luglio 2014

LA VITA DELLA BALLERINA – Carla Fracci


“La vita della ballerina è rigore e preparazione, concentrazione, allenamento, costanza e determinazione, in questo è simile a quella degli sportivi o dei musicisti. La danza non è solo corpo e mente: è creatività.
Personalmente ritengo che troppo spesso il sacrificio fisico dei ballerini venga sopravvalutato, perché in fondo è la conseguenza di una scelta di vita, né più né meno di tante altre.
In ogni professione si ha il dovere di migliorarsi. Anche con la fatica, il lavoro quotidiano è qualcosa di naturale, solo così ci si può esprimere al meglio, scoprire le proprie potenzialità. Bisogna sempre essere seri, concentrati e nello stesso tempo umili e critici verso se stessi”.
Rita Levi-Montalcini: Aggiungere vita ai giorni, a cura di Raffaella Ranise e Giuseppina Tripodi, Milano, Longanesi, 2013, p. 96-97 passim.


venerdì 27 giugno 2014

mercoledì 29 gennaio 2014

RIEMPITI GLI OCCHI DI MERAVIGLIE – Ray Bradbury


Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi!
Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche.
Non chiedere garanzie, non chiedere sicurezza economica, un siffatto animale non è mai esistito; e se ci fosse, sarebbe imparentato col pesante bradipo che se ne sta attaccato alla rovescia al ramo di un albero per tutto il santo giorno, ogni giorno, passando l'intera vita a dormire. Al diavolo - diceva il nonno - squassa l'albero e fa' che il pesante bradipo precipiti al suolo e batta per prima cosa il culo!

Ray Bradbury, Fahreneit 451, p. 186

martedì 14 gennaio 2014

SIAMO NATI PER CERCARE - Michel de Montaigne (1533-1592)


L’inseguimento e la caccia sono la nostra vera preda: non siamo scusabili se li conduciamo male e scioccamente.
Fallire la presa, è un’altra cosa. Poiché noi siamo nati per cercare la verità, il possederla spetta a un potere più grande.
Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa.

Michel de Montaigne, Saggi, Libro III, cap. VIII.

domenica 12 gennaio 2014

LA GENTE QUE ME GUSTA - Mario Benedetti (1920-2009)



Mi piacciono le persone che vibrano, quelle che non devi continuamente sollecitare e a cui non devi dire di fare le cose, ma che al contrario sanno quello che c’è da fare e lo fanno.
Mi piacciono le persone che coltivano i loro sogni fino a quando tali sogni diventano realtà.
Mi piacciono le persone capaci di assumersi le conseguenze delle proprie azioni, le persone che rischiano il certo per l’incerto pur di andare dietro a un sogno, le persone che si permettono di fuggire i consigli sensati lasciando la soluzione in mano al nostro padre Dio.
Mi piacciono le persone che sono giuste con gli altri e con loro stesse, le persone che apprezzano il nuovo giorno, le cose buone della loro vita, le persone che vivono ogni ora allegramente facendo del loro meglio, grate di essere vive, di poter regalare sorrisi, di offrire le loro mani e aiutare generosamente, senza aspettarsi nulla in cambio.
Mi piacciono le persone capaci di criticarmi costruttivamente e di fronte, senza ferirmi. Le persone che hanno tatto. Mi piacciono le persone che hanno il senso della giustizia.
Questi io li chiamo “amici”.
Mi piacciono le persone che conoscono l’importanza dell’allegria e la diffondono, le persone che attraverso gli scherzi ci insegnano a prendere la vita con buon umore. Le persone che non dimenticano mai il loro lato bambino.
Mi piacciono le persone che contagiano con la loro allegria.
Mi piacciono le persone sincere e franche, capaci di opporsi con argomenti ragionevoli alle decisioni degli altri.
Mi piacciono le persone fedeli e testarde, che non si arrendono quando si tratta di raggiungere obiettivi e idee.
Mi piacciono le persone di buon senso, che non si vergognano di riconoscere di essersi sbagliate o di non sapere qualcosa. Mi piacciono le persone che, nell’accettare i propri errori, si sforzano di non commetterli più.
Mi piacciono le persone che lottano contro le avversità, le persone che cercano soluzioni.
Mi piacciono le persone che pensano e che meditano. Le persone che danno valore ai propri simili non per il loro aspetto esteriore o secondo gli stereotipi sociali.
Mi piacciono le persone che non giudicano e che non permettono agli altri di giudicare.
Mi piacciono le persone che hanno personalità.
Mi piacciono le persone in grado di capire che l'errore più grande dell'uomo sta nel cercare di tirare fuori dalla testa ciò che non viene dal cuore.
La sensibilità, il coraggio, la solidarietà, la bontà, il rispetto, la tranquillità, i valori, l’allegria, l’umiltà, la fede, la felicità, il tatto, la fiducia, la speranza, la riconoscenza, la sapienza, i sogni, il pentimento e l’amore verso gli altri e verso se stessi, sono cose fondamentali per chiamarsi “persone”.
Con persone come queste mi impegno su qualsiasi cosa per il resto della mia vita, dal momento che, per il semplice fatto di tenerle al mio fianco, mi sento ben ricompensato.
Mario Benedetti

Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano.

martedì 31 dicembre 2013

IL GIARDINIERE - Ray Bradbury (1920-2012)


Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore.
Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là.
Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta.
La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita.

Ray Bradbury, Fahrenheit 451, p. 185

mercoledì 30 ottobre 2013

AGLI STUDENTI – Giorgio Napolitano


Quello che vale per gli insegnanti vale anche per gli studenti. La pratica dell'aiuto agli studi dato dai più bravi a chi resta indietro o dagli studenti più adulti ai più piccoli è un altro bell'esempio di - chiamiamola così - redistribuzione dei talenti. Invito perciò gli studenti migliori a essere generosi e attivi nel condividere quanto hanno imparato.
A voi ragazze e ragazzi, dico nel modo più semplice e convinto : la sola risposta certa che si può dare alle vostre preoccupazioni per il futuro, e sappiamo quali sono queste preoccupazioni, su che cosa ci si interroga: "avremo lavoro e quale, qualificato e soddisfacente oppure no, potremo avere un posto riconosciuto nella società?", ebbene, la risposta certa a queste vostre domande è una sola: formatevi e preparatevi nel miglior modo possibile. Ve ne deve essere data, certo, la possibilità, dal sistema d'istruzione, dalle strutture scolastiche, dalle politiche pubbliche. Ma almeno in parte, in buona parte, queste possibilità oggi esistono in Italia.
Non così in tutto il mondo, non dimentichiamolo. Ci sono paesi nei quali lo stesso poter andare a scuola è una fortunata condizione della cui importanza noi qui ormai non siamo più consapevoli. All'inizio di un anno scolastico capita di affrontare la scuola con riluttanza, perfino come un pesante dovere, ma la scuola, il poter studiare è soprattutto un grande privilegio. È bene non scordarsi che perfino in Italia ci sono minorenni indotti a lavorare prematuramente. Altrove questo fenomeno è ben più esteso e drammatico: addirittura bambini che invece di andare a scuola sono reclutati come soldati, mentre in altri casi tanti bambini si trovano in territori colpiti da disastri naturali o da sanguinosi conflitti.

Giorgio Napolitano, Intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico 2013-2014, Roma, 23 settembre 2013

giovedì 17 ottobre 2013

IL BAGLIORE NELLO SGUARDO – Paulo Coelho


I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.
Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente.
Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, e a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato.
Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno.

Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce, p. 32

lunedì 30 settembre 2013

STORIA DI CHIARA E FRANCESCO - Chiara Frugoni


Due ragazzi benestanti, colti, imbevuti di letture - soprattutto lui - di nobili cavalieri e amori cortesi. Ma quando un giorno questi due giovani, destinati a ereditare gli onori del loro stato sociale, volsero lo sguardo sulle cose degli uomini, videro un mondo che tradiva il messaggio del Vangelo e lo rifiutarono. Decisero, in momenti diversi, di spogliarsi delle loro ricchezze e, nudi, di abbracciare una nuova vita per gli ultimi.
Quelle di Chiara e Francesco furono due esistenze che si intrecciarono strettamente pur percorrendo, ciascuno dei due santi, cammini differenti. Lo scopriamo direttamente dalle loro voci, dai loro scritti, a cui Chiara Frugoni dedica in questo libro uno spazio del tutto nuovo. Facendo parlare direttamente i protagonisti, la Frugoni fa del lettore un compagno di strada di Chiara e Francesco, permettendogli di accostarsi al loro generoso progetto e alle resistenze, ai tradimenti, ai compromessi con cui i due dovettero fare i conti per rendere reale la loro utopia.
Del resto è una storia, quella di Chiara e Francesco, che col passare dei secoli nulla ha perso della sua travolgente novità. Al contrario, è come se il tempo trascorso non smettesse di sottolinearne la radicale modernità: il rapporto con i poveri, e quindi col denaro e il potere; il ruolo non subalterno della donna; la funzione dei laici nell'istituzione religiosa; l'importanza del lavoro manuale in servizio del prossimo e come garanzia di libertà; la relazione con fedi diverse.
Poche altre figure storiche sono riuscite a forgiare un modello di comportamento capace di contrapporsi all'esistente con una radicalità pari alla loro mitezza.

Chiara Frugoni, Storia di Chiara e Francesco, Torino 2011

venerdì 2 agosto 2013

IL CAVALLO NEL POZZO - Jorge Bucay


Si narra di un contadino che aveva un cavallo da tiro ormai vecchio e quasi cieco.
Per una deplorevole disattenzione, il cavallo cadde in un pozzo alla periferia del paese. Il contadino sentì i nitriti dell’animale e corse a vedere che succedeva.
Il suo fedele servitore gli fece pena e l’uomo cercò di farlo uscire da lì. Tirò le redini con tutte le sue forze, spinse il ronzino da dietro, cercò addirittura di fare leva con un lungo bastone per trascinarlo fuori dalla trappola in cui era caduto. Ma niente da fare, era impossibile.
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