Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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venerdì 10 luglio 2015

UNA BATTAGLIA PER IL FUTURO – Tiziano Terzani


L’uomo ormai è succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. 
Questa, secondo me, sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite, la battaglia per il ritorno a una forma di spiritualità – che puoi chiamare anche religiosità – a cui la gente possa ricorrere. 
Perché è una costante della storia umana, questo voler sapere cosa ci sei a fare al mondo.
Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, Longanesi, Milano 2006.


giovedì 27 novembre 2014

SOLO ANDATA - Erri De Luca


Le coste del Mediterraneo si dividono in due,
di partenza e di arrivo, però senza pareggio:
più spiagge e più notti d’imbarco, di quelle di sbarco,
toccano Italia meno vite, di quante salirono a bordo.
A sparigliare il conto la sventura, e noi, parte di essa.
Eppure Italia è una parola aperta, piena d’aria.

Erri De Luca, Solo andata, Feltrinelli, Milano 2005-2014

martedì 15 aprile 2014

RIPARARE 1 – Mariapia Veladiano


Oggi riparare è una quasi parolaccia. Chi ripara non fa girare l’economia. La scuola conosceva il «riparare a settembre», promozione rinviata e certo non scontata alla fine dell’estate. Oggi il vocabolario dell’economia ha sconfinato e si parla orribilmente di «debiti scolastici» da colmare. Colmare un debito? Ripagare? Non si trova nemmeno l’espressione giusta, a scuola.
Ma riparare è parola di scuola.
Chi insegna sa l’arte del riparare. Sa che la scuola può riparare all’ingiustizia di un’infanzia che non ha conosciuto chi leggesse storie la sera o giocasse al gioco di far sentire il bambino e la bambina importanti come un re o una regina. O riparare a un difetto di lettura, o di calcolo.
Chi insegna non crede, ma sa che si può migliorare, che a scrivere meglio si impara continuamente, che anche le vite possono essere riparate.

Mariapia Veladiano, Parole di scuola, Trento 2014, p. 69

mercoledì 11 dicembre 2013

MA LA SCUOLA ITALIANA E' DAVVERO MIGLIORATA? - Benedetto Vertecchi


Non sono convinto che i dati della Rilevazione PISA 2012, appena diffusi dall’OCSE, siano da considerare un segnale di miglioramento circa la qualità dei risultati che si conseguono nel nostro sistema educativo. E ciò per varie ragioni, sia di carattere generale, in quanto riferibili ai traguardi d’insieme che la scuola persegue (o, almeno dichiara di voler perseguire) nei Paesi democratici, sia per una considerazione non semplicemente da bar dello sport delle posizioni occupate nelle graduatorie internazionali dai singoli Paesi.
Chi non si sia accontentato delle notizie d’agenzia, e abbia cercato di capire qualcosa di più consultando il rapporto ufficiale pubblicato dall’OCSE (Pisa 2012 Results: What Students Know and Can Do. Il testo è disponibile nel sito www.oecd.org), si è trovato, in apertura di libro, di fronte ad alcune affermazioni che non possono essere date per scontate. Nella premessa del segretario generale dell’Organizzazione, Angel Gurría, si legge, infatti, che i risultati educativi non devono essere valutati con riferimento a criteri definiti a livello nazionale, ma in una logica di economia globale, per la quale ciò che conta è ottenere prestazioni più elevate nel tempo più breve.
 I dati Pisa dovrebbero,quindi,essere tenuti in considerazione dai governi e dagli educatori per definire politiche capaci di conseguire il traguardo indicato. In altre parole, si dà per scontato che l’educazione sia da considerarsi subalterna all’economia e che l’analisi dei fenomeni educativi debba essere effettuata avendo come riferimento le ricadute che dall’attività delle scuole si possono avere nei tempi brevi. Può anche darsi che argomentando da un punto di vista strettamente economico le cose stiano nel modo indicato nel rapporto dell’OCSE, ma non si può dare per scontato che tale punto di vista sia da considerare necessario per definire i traguardi dell’educazione. Se i traguardi perseguiti comprendono aspetti che riguardano lo sviluppo di un pensiero autonomo, di capacità interpretative, di conoscenze non necessariamente collegabili ai processi produttivi (tali sono le lettere e le arti, ma anche le interazioni con la natura non rivolte a trarne un subitaneo quanto precario vantaggio), la pedagogia implicita nelle affermazioni del segretario dell’OCSE non può che suscitare allarme.
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