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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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martedì 24 marzo 2015

L’ANONIMATO DELLE OPERE D’ARTE – René Guénon (1886-1951)


Le opere dell’arte tradizionale, ad esempio quella medioevale, sono generalmente anonime, ed è del tutto recente il tentativo, frutto dell’«individualismo» moderno, di attribuire taluni nomi conservati dalla storia a capolavori noti, tentativo che conduce ad «attribuzioni» spesso fortemente ipotetiche.
Questo anonimato è precisamente l’opposto della preoccupazione, costante negli artisti moderni, di affermare e di far conoscere a tutti i costi la propria individualità.

René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 65.

domenica 22 marzo 2015

LA CRISI DEL MONDO MODERNO – René Guénon (1886-1951)


Che si possa parlare di una crisi del mondo moderno, prendendo la parola «crisi» nel suo significato più comune, è cosa che i più ormai non mettono in dubbio; e, almeno a questo riguardo, si è prodotto un mutamento abbastanza sensibile rispetto al periodo che immediatamente ci precede: per la forza stessa degli avvenimenti, certe illusioni cominciano a dissiparsi e noi, da parte nostra, non possiamo che rallegrarcene, poiché, malgrado tutto, in ciò si ha un sintomo già buono, l’indizio di una possibilità di rettificazione della mentalità contemporanea, qualcosa che appare come una debole luce in mezzo al caos attuale.
È così che la fede in un «progresso» indefinito, prima considerata come una specie di dogma intangibile e indiscutibile, non è più ammessa così generalmente.
Alcuni intravvedono più o meno vagamente, più o meno confusamente, che la civiltà occidentale, invece di continuare sempre a svilupparsi nello stesso senso, potrebbe pur subire un giorno un arresto o perfino crollar del tutto per via di qualche cataclisma.
René Guénon, La crisi del mondo moderno, Parigi 1927, ed. it. Roma 1972


martedì 17 marzo 2015

LA MACCHINA E L’UTENSILE - René Guénon (1886-1951)


Servitore della macchina, l’uomo deve divenire macchina egli stesso, e il suo lavoro non ha più niente di veramente umano, perché non implica più l’intervento di nessuna di quelle qualità che costituiscono propriamente la natura umana.
Si può osservare che la macchina, in un certo senso, è l’opposto dell’utensile, e non un utensile «perfezionato» come molti ritengono, perché l’utensile è in certo qual modo un «prolungamento» dell’uomo stesso, mentre la macchina riduce quest’ultimo alle condizioni di suo servitore; e se si è potuto dire che l’«utensile generò il mestiere», non è men vero che la macchina lo uccide; le reazioni istintive degli artigiani contro le prime macchine si spiegano pertanto da sole.
René Guénon,Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 63.


sabato 14 marzo 2015

IL MESTIERE DELL’UOMO - René Guénon (1886-1951)

Secondo la concezione tradizionale, sono le qualità essenziali degli esseri a determinare la loro attività; nella concezione profana, invece, queste qualità non contano, e gli individui non sono considerati altro che come «unità» intercambiabili e puramente numeriche. Quest’ultima concezione non può logicamente condurre a nient’altro che all’esercizio di un’attività prettamente «meccanica», nella quale non sussiste più niente di veramente umano, come effettivamente possiamo constatare ai giorni nostri; va da sé che i mestieri «meccanici» dei moderni, che costituiscono l’industria propriamente detta e che altro non sono se non un prodotto della deviazione profana, non possono offrire alcuna possibilità d’ordine iniziatico ed anzi possono rappresentare dei veri impedimenti allo sviluppo di ogni spiritualità; per la verità, del resto, non possono nemmeno essere considerati come autentici mestieri se si vuol conservare a questo termine il suo valore in senso tradizionale.
René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 61.


venerdì 13 marzo 2015

L’UOMO E IL SUO LAVORO – René Guénon (1886-1951)


Secondo la concezione profana e moderna, un uomo può dedicarsi a una professione qualsiasi, e anche cambiarla a suo piacimento, come se questa professione fosse qualcosa di puramente esteriore a lui, senza alcun reale legame con ciò che egli veramente è, cioè con ciò che lo fa essere se stesso e non un altro.
Nella concezione tradizionale, al contrario, ciascuno deve normalmente svolgere la funzione cui è destinato dalla sua stessa natura, con le attitudini che questa essenzialmente implica; e non può svolgerne un’altra, senza che ciò rappresenti un grave disordine che avrà una ripercussione su tutta l’organizzazione sociale di cui egli fa parte; peggio ancora, se un disordine del genere viene a generalizzarsi, i suoi effetti si ripercuoteranno sullo stesso ambiente cosmico, tutte le cose essendo legate tra loro da rigorose corrispondenze.

René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 61.
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