Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli
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mercoledì 9 maggio 2012
TROPPE INSUFFICIENZE FANNO MALE - Mario D'Adamo
Rapporto Eurydice: l'Italia è tra i pochi paesi ad avere ripristinato la valutazione in decimi
Nella maggior parte dei sistemi scolastici europei le scale di valutazione, organizzate per lo più su cinque - sei gradi alfabetico-numerici o per serie di giudizi, prevedono un maggior numero di voti positivi rispetto a quelli negativi, di solito uno o al massimo due. È un modo per graduare meglio giudizi favorevoli ed evitare nei confronti di quelli negativi gli inutili e scoraggianti accanimenti del nostro sistema di valutazione in decimi, che dal 2008 è stato esteso anche alla scuola primaria e secondaria di primo grado con la riforma del ministro Gelmini.
Un conto, infatti, è giudicare semplicemente non sufficienti i risultati di un alunno in una materia o in un elaborato di quella materia, un conto, ben più pesante, qualificarli con voti al di sotto del cinque. Inevitabilmente un voto molto negativo viene caricato di effetti emotivi e implicazioni che non aiutano lo studente a risollevarsi. Per trent'anni, fino all'anno scolastico 2007/2008 compreso, abbiamo giudicato generazioni di studenti della scuola dell'obbligo con un solo giudizio negativo (insufficiente) e con quattro giudizi positivi (sufficiente, buono, distinto, ottimo). Oggi abbiamo abbandonato questo sistema che altri paesi, imitandone la filosofia, hanno invece adottato o stanno per adottare. Dal prossimo anno scolastico in Svezia, ad esempio, verrà introdotto un sistema di voti da A a F, dove F corrisponde a un giudizio negativo, mentre giudizi positivi decrescenti vanno da A a E. Le più diverse soluzioni si possono trovare nell'organizzazione dei giudizi finali al termine dei cicli scolastici e, soprattutto, delle relative certificazioni: valutazioni solo di scuola, certificazioni solo di competenze e conoscenze acquisite, commissioni esterne o enti valutatori che rilasciano qualifiche di carattere nazionale. Sono alcune differenze del sistema di valutazione che emergono dall'ultimo fascicolo del bollettino di informazione internazionale, edito dalla rete Eurydice, sui sistemi scolastici europei 2012. Diciannove schede relative ad altrettanti stati illustrano la situazione dei paesi esaminati, ogni scheda si occupa di scuola dell'infanzia, primaria, secondaria inferiore e superiore, di durata dell'obbligo scolastico. Ci sono paragrafi sul curricolo, sull'organizzazione scolastica (calendario, orario delle lezioni giornaliero e settimanale, ecc.), su valutazione e certificazione, sui criteri di ammissione ai vari ordini di scuola. Il bollettino si può scaricare dal sito di Indire (http://www.indire.it/eurydice/content/index.php?action=read_cnt&id_cnt=13267), il cui presidente, Antonio Giunta La Spada, dirige anche lo staff dell'unità italiana di Eurydice.
giovedì 2 settembre 2010
IL BOSCAIOLO TENACE - Jorge Bucay
C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono e le condizioni di lavoro ancora migliori, per cui il boscaiolo volle fare bella figura.
Il primo giorno si presentò al caporeparto, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco.
L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbatté diciotto alberi. “Complimenti” gli disse il caporeparto. “Va’ avanti così”.
Incitato da quelle parole, il boscaiolo decise di migliorare il proprio rendimento il giorno dopo. Così quella sera andò a letto presto.
La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco. Ma nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. “Devo essere stanco” pensò. E decise di andare a dormire al tramonto.
All’alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. Invece quel giorno non riuscì ad abbatterne neppure la metà.
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di segare il suo secondo albero. Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caporeparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.
Il caporeparto gli chiese: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.
“Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi”.
Jorge Bucay, Lascia che ti racconti, Rizzoli, Milano 2004, p. 101
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