Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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venerdì 23 maggio 2014

LA SUOCERA DI MALINCONICO – Diego De Silva


Il bello del parlare con mia suocera, stavo dicendo, è che con lei non devi mai giustificarti di nulla. Lo so che suona un po’ strano, ma se ci pensate su, la maggior parte dei rapporti umani è fatta in larga misura di giustificazioni.
Assunta, invece (…), ha questa prerogativa tutta sua di non aspettarsi mai niente dagli altri, ma proprio da nessuno, e siccome te lo comunica subito, questo disinteresse all’utile in qualsiasi forma, quest’impostazione a titolo gratuito dei rapporti che instaura ti mette meravigliosamente a tuo agio. Perché è bellissimo avere a che fare con qualcuno che non ti chiede niente (che poi è esattamente il patto fondativo dell’amicizia, e insieme la ragione per cui le amicizie si rompono).
Diego De Silva, Mia suocera beve, Einaudi, Torino 2010.


giovedì 1 maggio 2014

TERRA SENZA AMORE – John Steinbeck (1902-1968)


Non amava la terra, non più di quanto l'amasse la banca; ma non amava nemmeno la trattrice. Si contentava di ammirarne le superfici lucenti, la potenza, il rombo dei suoi cilindri detonanti. A rimorchio rotavano i lucidi dischi che vivisezionavano la terra: non  più col faticoso lavoro dell'aratro, ma con la fredda opera d'un chirurgo la terra smossa s'ammucchiava da un lato mentre il secondo ordine di dischi la incideva e l'ammucchiava dall'altro; rilucevano le lame taglienti per il costante lustramento della terra. E dietro ai dischi gli erpici rastrellavano le zolle con denti di ferro. E dietro agli erpici le lunghe seminatrici - dodici ferrei membri eretti - violentavano la terra, stuprando meccanicamente, senza passione, sputando il seme. Il conducente sul suo sgabello di ferro s'inorgogliva dell'impeccabile dirittura dei solchi che non tracciava lui, della trattrice che non era sua e ch'egli non amava, della potenza di cui si sapeva schiavo. E s'arrivava alla maturazione e alla mietitura senza che nessun essere umano avesse sbriciolato con le mani le tiepide zolle o setacciato la terra tra le dita, senza che nessuno avesse toccato il seme o ne avesse spiato con ansia la crescita. Gli uomini mangiavano ciò che essi non avevano coltivato, più nessun vincolo li legava al proprio cibo. La terra s'apriva sotto il ferro e sotto il ferro gradatamente inaridiva: nessuno c'era più ad amarla o a odiarla, nessuno più la supplicava o malediceva.
John Steinbeck, Furore, Bompiani, Milano 1940, p. 27
Titolo originale: The grapes of wrath, Copyright 1939 John Steinbeck


martedì 19 novembre 2013

EUGENE IONESCO: L’UTILE E’ UN PESO INUTILE – Nuccio Ordine


A un’umanità smarrita che ha perduto il senso della vita, Eugène Ionesco destina riflessioni straordinarie, oggi più attuali che mai. In una conferenza tenuta nel febbraio del 1961 in presenza di altri scrittori, il grande drammaturgo riafferma fino a che punto noi abbiamo bisogno dell’insostituibile inutilità:

"Osservate la gente correre indaffarata nelle strade. Non guardano né a destra, né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come cani. Tirano dritto, ma sempre senza guardare davanti a sé, poiché coprono un percorso, già risaputo, macchinalmente. In tutte le grandi città del mondo le cose stanno così. L'uomo moderno, universale, è l'uomo indaffarato, che non ha tempo, che è prigioniero della necessità, che non comprende come una cosa possa non essere utile; che non comprende neppure come in realtà proprio l'utile possa essere un peso inutile, opprimente.
Se non si comprende l’utilità dell’inutile, l’inutilità dell’utile, non si comprende l'arte; e un paese dove non si comprende l'arte è un paese di schiavi o di robots, un paese di persone infelici, di persone che non ridono né sorridono, un paese senza spirito, dove non c’è umorismo, non c’è il riso, c'è la collera e l'odio.
" (Eugène Ionesco)
Nuccio Ordine, L’utilità dell’inutile, Bompiani, Milano 2013, p. 103-104
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