Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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sabato 31 dicembre 2016

PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO - Arley Tuberqui


Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.
Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.
Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.
Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.
Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.
Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.
Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.
Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.
Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.
Nel nome di Gesù, amen.
Arley Tuberqui

venerdì 26 febbraio 2016

IL FANGO E LA STELLA - Dale Carnegie


Due uomini guardano attraverso
le sbarre della cella.

Uno vede il fango, l’altro una stella.

Dale Carnegie, Come vincere lo stress e cominciare a vivere, 1944, ed. it. Bompiani, Milano 1994/2015, p. 171

mercoledì 7 ottobre 2015

IL BUONO DELL'ALTRO - Rabbi Nachman di Braslav


Cercate sempre nell'altro quel che ha di buono.
Concentrate la vostra attenzione sulla parte positiva dell'altro,
rischiaratela e trasformate il peccatore in un sant'uomo.

Rabbi Nachman di Braslav

lunedì 21 settembre 2015

LO SCOPO DEL SEME – Kahlil Gibran


Ogni seme che l’autunno getta nelle profondità della terra
ha un modo suo proprio di separare nucleo e involucro
al fine di formare le foglie, i fiori e i frutti.
Ma quali che siano i modi,
lo scopo delle peregrinazioni di tutti i semi è identico:
arrivare a levarsi innanzi al volto del sole.

Kahlil Gibran, Iram dalle alte colonne


sabato 28 marzo 2015

HO UNA FINESTRA - Adriano Campiello


Ho una finestra
più dell’oro
preziosa.
perché s’apre
su case
su boschi
su monti
da incanto.

Adriano Campiello – 28 aprile 1977, “Un grande amore”, Posina (VI) 1983.

domenica 8 febbraio 2015

IL VALORE DELLA VITA - Massimo Gramellini, Chiara Gamberale

Il valore della vita risiede nello sforzo di equilibrio che compiamo ogni giorno per dare un senso a tutto.
Non è facile accettare che quanto ci accade abbia sempre un significato, anche quando non riusciamo a scorgerne alcuno. E che le sconfitte dipendono da noi, mentre sarebbe più comodo darne la colpa ai maneggi del prossimo e del destino.
Invece è così: tutto è giusto e perfetto.

Massimo Gramellini, Chiara Gamberale, Avrò cura di te, Milano 2004, p. 32-33

giovedì 27 novembre 2014

SOLO ANDATA - Erri De Luca


Le coste del Mediterraneo si dividono in due,
di partenza e di arrivo, però senza pareggio:
più spiagge e più notti d’imbarco, di quelle di sbarco,
toccano Italia meno vite, di quante salirono a bordo.
A sparigliare il conto la sventura, e noi, parte di essa.
Eppure Italia è una parola aperta, piena d’aria.

Erri De Luca, Solo andata, Feltrinelli, Milano 2005-2014

lunedì 16 giugno 2014

DEBITI E CREDITI SCOLASTICI – Maurizio Pallante


L’altro giorno mio figlio è tornato a casa da scuola dicendo che aveva tre debiti. «Figliolo – ho balbettato – e adesso come facciamo a pagarli?»
Debiti e crediti scolastici. Dopo aver colonizzato tutto il territorio dei beni materiali e gran parte del territorio dei servizi, la mercificazione ha inviato le sue avanguardie nel territorio del pensiero. Non penserai più se non in termini quantitativi e con parametri monetari.
Se sai, hai un titolo in più nel tuo portafoglio, che potrai spendere al momento opportuno. Hai fatto un investimento fruttifero nella borsa del sapere. Ma, attenzione, non tutti i titoli hanno lo stesso valore. Alcuni sono più quotati e danno più crediti, altri sono meno quotati e danno meno crediti. Prima d’investire chiedi il prospetto informativo.
Se non sai, hai uno o più debiti da recuperare, che nessuno però verrà mai a esigere. E’ come con le tasse: vige il condono. Tanto, meno sai e meno pensi, meno pensi e più sei plasmabile sulle esigenza della crescita: produrrai sempre più merci per poterne consumare sempre di più, e consumerai sempre più merci per poterne produrre sempre di più, senz’altro orizzonte davanti a te.
Misurare il sapere in debiti e crediti ti farà capire da subito, che nella vita il denaro è la misura di tutto.
Maurizio Pallante, La decrescita felice, Roma, Editori Riuniti, 2005, 11-13 passim


lunedì 28 aprile 2014

FURORE - John Steinbeck (1902-1968)


La vicenda narra l'epopea della 'biblica' trasmigrazione della famiglia Joad, che è costretta ad abbandonare la propria fattoria nell'Oklahoma a bordo di un autocarro e a tentare di insediarsi in California, dove spera di ricostruirsi un avvenire. Nella stessa situazione si trovano centinaia di altre famiglie, sfrattate dalle case dove avevano vissuto per generazioni perché le banche a cui avevano chiesto i prestiti non rinnovano i crediti e confiscano i terreni spedendo le "trattrici" a spianare tutto, comprese le abitazioni in legno.
La storia inizia con Tom, che è appena stato rilasciato sulla parola con un permesso speciale del carcere - dove ha già scontato quattro dei sette anni ai quali è stato condannato per aver ucciso un uomo che lo aveva accoltellato. Egli ritorna a casa attraversando un paesaggio desolato dall'aridità e dalle piogge torrenziali che rovinano l'ennesimo raccolto e che preannunciano la miseria incombente. Con la sua famiglia decide così di abbandonare l'Oklahoma per tentare la fortuna all'Ovest. Costoro intraprendono a bordo di un autocarro il lungo viaggio verso la California.
John Steinbeck, Furore, Bompiani, Milano 1940.
Nuova edizione: Bompiani 2013, nuova traduzione integrale di Sergio Claudio Perroni.

Titolo originale: The grapes of wrath, Copyright 1939 John Steinbeck

giovedì 10 aprile 2014

IL DOPPIO SGUARDO – Franco Marcoaldi


Quante volte si è detto

il mondo deperisce.

Quante volte si è detto

il mondo fa naufragio.

Dovremmo misurare meglio

le parole: ché il mondo

deperisce eppure ingrassa;

e mentre naufraga galleggia.

E questa la fatica

a cui siamo vocati: sostenere

un doppio sguardo, capace

di fissare in faccia la rovina

e assieme la lamina di sole

che si accende ogni mattina.


Franco Marcoaldi, Il tempo ormai breve, Torino, Einaudi, 2008, p. 43.

giovedì 27 marzo 2014

SEI UNA GABBIANA – Luis Sepùlveda


Quella sera i gatti si stupirono che la gabbianella non venisse a mangiare il suo piatto preferito: i calamari che Segretario trafugava nella cucina del ristorante.
Molto preoccupati la cercarono, e fu Zorba a trovarla, triste e avvilita, fra gli animali imbalsamati.
«Non hai fame, Fortunata? Ci sono i calamari» spiegò Zorba.
La gabbianella non aprì becco.
«Ti senti male?» insisté preoccupato Zorba. «Sei malata?»
«Vuoi che mangi per farmi ingrassare?» domandò lei senza guardarlo.
«Perché tu cresca sana e forte» rispose Zorba.
«E quando sarò grassa, inviterai i topi a mangiarmi?» stridette con i lucciconi agli occhi.
«Da dove tiri fuori queste sciocchezze?» miagolò deciso Zorba.
Lì lì per scoppiare a piangere, Fortunata gli riferì tutto quello che Mattia le aveva strillato. Zorba le leccò le lacrime e all'improvviso si sentì miagolare come non aveva mai fatto prima.
«Sei una gabbiana. Su questo lo scimpanzé ha ragione, ma solo su questo. Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall'uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l'affetto tra esseri completamente diversi».
«Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi.
«Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa. «L'ho promesso a tua madre».
La gabbianella e il gatto nero grande e grosso iniziarono a camminare. Lui le leccava teneramente la testa, e lei gli copriva il dorso con una delle sue ali tese.
Luis Sepùlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, 1996


giovedì 1 agosto 2013

L'ARCIERE DEL RE - Jorge Bucay


C’era una volta un re a cui piaceva moltissimo la caccia al cinghiale. Una volta alla settimana, in compagnia dei suoi amici più intimi e del migliore dei suoi arcieri, usciva dal palazzo e si addentrava nel bosco alla ricerca dei pericolosi animali, che erano senz’altro una seccatura per tutti i fattori e gli agricoltori del regno. L’emozione dell’avventura si univa così al servizio reso ai sudditi, che si ritrovavano sbarazzati dei loro peggiori nemici, predatori e assassini.
La tecnica di caccia era sempre la stessa: un branco di cinghiali veniva individuato, accerchiato e costretto a dirigersi verso una radura dove avrebbe avuto luogo lo scontro.
Perché la caccia mantenesse il suo carattere sportivo era necessario che il cacciatore (un amico o lo stesso re) smontasse da cavallo e affrontasse l’animale a piedi, armato soltanto di una lancia e un affilato coltello da montagna. Bisognava ricorrere a tutta la propria agilità per sfuggire ai suoi denti appuntiti, e tenere i riflessi pronti per non essere scaraventati a terra dalla sua carica. Erano necessarie grande destrezza e velocità per conficcare la lancia in un punto vitale, e poi avere il coraggio di balzare sull’animale ferito per infliggergli il colpo di grazia con il coltello.
L’arciere reale era l’unico a difendere il cacciatore se qualcosa andava storto. Mentre tutti rimanevano ai margini della scena, concentrati sulla lotta, l’uomo faceva la guardia tenendo gli occhi ben aperti, con l’arco teso e la freccia pronta. La precisione del suo tiro poteva fare la differenza tra lo spavento per il cacciatore e una disgrazia irreparabile.
Un giorno, mentre inseguiva un branco di cinghiali che terrorizzavano la regione più occidentale del suo regno, il re si inoltrò con i compagni in un bosco che non aveva mai visitato. 

giovedì 11 luglio 2013

IL DESTINO E' COME IL VENTO - Amin Maalouf


Per l'uomo, il destino è come il vento per un veliero.
Chi sta alla barra non può decidere da dove debba soffiare il vento, né con quale forza,
ma può orientare la propria vela. E ciò fa talvolta una bella differenza.
Lo stesso vento che farà perire un marinaio inesperto, o imprudente,
incapace di agire per il meglio, ricondurrà in porto un altro.

Amin Maalouf

lunedì 10 giugno 2013

UNA PARABOLA - Storia Zen


Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola. Com'era dolce!

101 Storie Zen, p. 35

martedì 2 aprile 2013

LA VIA DELLA VITA - Paolo Spoladore



La Via della Vita è accogliere la vita con le palme aperte della gratitudine, non con il pugno chiuso della rivolta e dell’aggressività. Anche gli eventi più difficili accolti con le palme aperte dell’anima si possono adagiare in noi senza procurare i danni e le ferite a cui siamo abituati. Accogliere la vita con il pugno chiuso è senz’altro il modo più immediato per scagliare via da sé e combattere le cose non gradite, e manifestare il nostro disappunto, la nostra vendetta, la nostra forza e potenza nel conflitto, ma anche quello più sicuro per ferire gli altri e danneggiare se stessi gravemente.
Un grosso sasso che ci viene lanciato, se riusciamo a riceverlo a mano aperta seguendone la linea di lancio e accompagnandone il peso, riusciremo a fermarlo facilmente e senza danni, ma se dovessimo riceverlo con il pugno chiuso per scagliarlo via da noi, la nostra mano andrebbe in pezzi.
Paolo Spoladore, Felice Via, p. 115

sabato 5 gennaio 2013

NON SONO IN VENDITA - Bruno Ferrero



Una giovane coppia entrò nel più bel negozio di giocattoli della città. L'uomo e la donna guardarono a lungo i colorati giocattoli allineati sugli scaffali, appesi al soffitto, in lieto disordine sui banconi. C'erano bambole che piangevano e ridevano, giochi elettronici, cucine in miniatura che cuocevano torte e pizze. Non riuscivano a prendere una decisione. Si avvicinò a loro una graziosa commessa.
"Vede", spiegò la donna, "noi abbiamo una bambina molto piccola, ma siamo fuori casa tutto il giorno e spesso anche di sera". "E' una bambina che sorride poco", continuò l'uomo. "Vorremmo comprarle qualcosa che la renda felice", riprese la donna, "anche quando noi non ci siamo... Qualcosa che le dia gioia anche quando è sola".
"Mi dispiace", sorrise gentilmente la commessa. "Ma noi non vendiamo genitori". 
Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole

martedì 11 dicembre 2012

IL BASTONE E LA FERITA - Alexandre Jollien



Socrate diceva che “nessuno è cattivo di propria volontà”. Se si scava dietro la cattiveria si trova quasi sempre una ferita aperta, la frustrazione di un fallimento.
I buddisti hanno stupendamente illustrato così questa dolorosa dialettica: quando qualcuno ti percuote con un bastone, non te la prendi con il bastone.
Ti ha colpito, certo, ma non è quello il responsabile. Rifletti! L’uomo che ti aggredisce, al pari del bastone, non merita il tuo odio. La ferita: ecco il vero colpevole che strumentalizza l’uomo come il bastone.
Il messaggio di questo aneddoto si applica perfettamente alla sofferenza e costituisce un nuovo invito alla tolleranza.
Alexandre Jollien, Il mestiere di uomo, Edizioni Qiqaion, Magnano (BI) 2003, p. 40

venerdì 23 novembre 2012

LO SGUARDO CAPOVOLTO - Raffaele Morelli



Escher, il grande artista olandese, ci ha lasciato un insegnamento straordinario. Tutta la sua originalissima produzione grafica rimanda a una grande metafora dell’esistenza, che si potrebbe sintetizzare così: a seconda di dove guardi, puoi diventare un uomo libero, oppure chiuderti in gabbia con le tue stesse mani.
Nelle sue opere infatti egli dà molta importanza al capovolgimento dello sguardo, allo sguardo che cambia continuamente direzione, che si affaccia su prospettive diverse e si accorge, diventandone consapevole, dell’esistenza di tanti possibili aspetti della vita che in genere non cogliamo. Le piante, capovolte, diventano pesci, gli uccelli diventano acqua e così via. Nei suoi disegni c’è qualcosa di magico, una relazione stretta fra il mondo vegetale, il mondo dell’acqua, il mondo animale, quello umano; a testimoniare che tutto è in tutto, che ogni forma vira in un’altra, che viviamo di un continuo processo di trasformazione, un’eterna alchimia dove tutto partecipa di un unico evento.
Come scrive Marco Aurelio: “Tutte le cose si intrecciano le une alle altre e il loro legame è sacro, e, in un certo senso, si può dire che nessuna sia estranea a un’altra: tutte sono coordinate e concorrono all’ordine di un medesimo cosmo.
Ma Escher va oltre e ci stimola, tra le righe, a notare come questi legami si possono cogliere solo se il nostro sguardo è libero, attento, pronto a stupirsi di tutto ciò che gli capita sotto tiro.
Raffaele Morelli, L’unica cosa che conta, Milano 2010, p. 23-24

lunedì 12 novembre 2012

L'OFFESA - Epitteto



Ricordati che se sei offeso o picchiato da qualcuno non è questo qualcuno che ci offende, ma l'opinione che ci facciamo di essere offesi. Perciò quando tu stai montando in collera, pensa che è la tua immaginazione che ti porta all'ira, e non altre cose.
Perciò fa in modo di non venire trasportato subito dall'apparenza della cosa; perché se aspetterai un po’ di tempo, potrai più facilmente contenerti e vincerti.
Manuale di Epitteto (50 ca. - 138 ca.)
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