Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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mercoledì 20 settembre 2017

SCOGLIO O SABBIA?


Per quanto alta e minacciosa possa sembrare, 

qualsiasi onda è fatta solo di acqua 

che alla fine o si infrange contro gli scogli 

o si disperde dolcemente sulla sabbia. 

Puoi scegliere se essere scoglio o essere sabbia.

sabato 22 ottobre 2016

I PENSIERI DELLE PERSONE - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

Ascoltare i pensieri delle persone è come fare un bagno con tutti i vestiti addosso! Sappiamo che dietro ai pensieri c’è qualcosa, e allora perché non arrivare direttamente al punto? Non perdiamo tempo con i pensieri che sono un modo per allontanarci dalla vita.

Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 90

venerdì 21 ottobre 2016

LA QUALITA’ DI PRESENZA - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

La qualità di presenza è molto importante nell’empatia e richiede di mettere l’attenzione su quello che sta succedendo ora: che cosa è vivo in questo momento, in questa persona? Se la persona parla del passato, io non metto la mia attenzione sul passato, ma su ciò che di vivo in lei la porta adesso a raccontarmi del passato.
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 90


giovedì 20 ottobre 2016

IL SENTIRE NEL QUI E ORA - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

La maggior parte delle persone non sa come parlare della vita che è in loro, dei sentimenti e bisogni presenti, confondono la comprensione intellettuale con l’empatia e non capiscono la differenza. Se una persona è arrabbiata con me in questo momento, può essere perché io assomiglio a suo padre, ma per aiutare questa persona a guarire, non è necessario che io ascolti tutta la storia di come il padre ha trattato male la figlia! Se riusciamo a mettere l’attenzione su quello che la persona sente verso di me in quel momento, credo che contribuiremo molto di più alla guarigione.
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 89-90


martedì 18 ottobre 2016

PARLARE DEL PASSATO NON AIUTA LA GUARIGIONE- Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

Dopo la laurea in psicologia, mi hanno insegnato ad aiutare le persone facendole parlare molto del loro passato, della loro infanzia e dell’educazione ricevuta. Negli ultimi anni riesco a contribuire di più alla guarigione di una persona in un’ora rispetto a quanto facessi prima, quando ascoltavo per ore e ore le persone parlare del loro passato. Credo che ascoltare quello che è successo a una persona nel passato non contribuisca alla guarigione; più una persona parla di quello che le è successo nel passato, più profondo sembra diventare il suo dolore. Parlare del dolore con un altro ci fa sentire bene, ma non credo porti alla guarigione.
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 89


lunedì 17 ottobre 2016

L’EMPATIA COME PRESENZA ALLA VITA - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

Per me l’empatia è la completa presenza alla vita che è nella persona, nell’istante; questo richiede di ascoltare non solo le parole che la persona sta dicendo.
Le parole infatti possono essere scollegate dalla vita che c’è dentro, perché molto spesso le persone raccontano delle storie, raccontano magari quello che è successo ieri con il loro compagno. Se metto la mia attenzione su quello che è successo ieri, non sono presente alla vita che c’è in questo momento, in questa persona.
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 88-89


mercoledì 12 ottobre 2016

QUANDO QUALCUNO CI INSULTA - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

Di solito, quando una persona alza la voce con noi, insultandoci, quello è il momento in cui ha più bisogno di empatia e, a questo punto, per noi è importante ricordare una cosa.
Non date mai ascolto a quello che l’altra persona pensa di voi. Vivrete più a lungo!
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 72


lunedì 12 settembre 2016

46. I NUMERI PRIMI – Francesco Callegari


“Tutti i numeri primi sono dispari, ma non tutti i numeri dispari sono primi!”, acclamavano a gran voce le due prof di matematica mentre correggevano - non senza qualche sana controversia - le prove Invalsi dell’esame di terza media.
Al sentirle, mi è venuto in mente il famoso sillogismo di Socrate e mi sono perso nelle analogie con il nostro lavoro. Come funziona? Vediamo. “Tutti gli insegnanti sono bravi, Teresina è un’insegnante, dunque è brava”. Mmmmm… No, così non va, e non funziona nemmeno l’inverso, perché non tutti i bravi diventano insegnanti. Ma, sicuramente ce ne sono tanti di insegnanti bravi. Chissà se esiste una regola per trovarli, come per i numeri primi.
Provo a cercarla, passando in rassegna tutti i “numeri primi” che ho incontrato come studente, quelli che ho avuto come colleghi mentre insegnavo e quelli che incrocio ogni giorno come dirigente scolastico. Quali sono le caratteristiche degli insegnanti che rammento con gioia? Hanno qualcosa in comune? 
Al momento, non mi è chiaro. Provo allora a prendere la questione da lontano. Sono le lauree con 110 e lode, i master, i corsi, le specializzazioni o i libri pubblicati che mi convincono? Se ripenso alla maestra Antonietta, il primo “numero primo” che ho incontrato nella mia vita scolastica, più mamma che docente, devo certamente rispondere no.  E in prima media, il giovanissimo Alberto Abati, molto probabilmente ancora supplente, che arrivava in classe sempre in abito grigio e cravatta, con la sua cartella povera di carte, ma ricolma di tanta passione. E la professoressa Cristante di latino, donna minuta di fisico, ma grande di cuore. Questi, che ricordo ancor oggi dopo tanti anni, sono stati per me dei bravi insegnanti, anche se non erano dei luminari nella loro disciplina.
Sicuramente però erano delle belle persone. Spiegare cosa significhi esattamente essere una “bella persona” non mi è facile, ma sarebbe importante in quanto ci avvicinerebbe alla scoperta della regola dei “numeri primi” e avremmo un sillogismo che funziona così: “Tutti i bravi insegnanti sono belle persone, ma non tutte le belle persone sono insegnanti”. Se riusciamo a individuare le caratteristiche generali delle belle persone, questi caratteri apparterranno necessariamente anche a coloro che fanno parte del gruppo dei bravi insegnanti.
Carl Rogers, uno psicoterapeuta americano vissuto nel secolo scorso, scriveva:
 “Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. Quando sei stato ascoltato e udito, sei in grado di percepire il tuo mondo in modo nuovo e andare avanti. E’ sorprendente il modo in cui problemi che sembravano insolubili diventano risolvibili quando qualcuno ti ascolta. Quando si viene ascoltati e intesi, situazioni confuse che sembravano irrimediabili si trasformano in ruscelli che scorrono relativamente limpidi”.
Ecco, questo è, più o meno, ciò che io ho provato, e provo tuttora, di fronte a persone che definisco “belle”. Sono persone che sanno ascoltare senza giudicare, che sanno mettersi nei panni degli altri, che sanno vedere le cose dal mio punto di vista e che, per questo, mi rispettano. Anche gli insegnanti che considero bravi, hanno tutti questa caratteristica comune: la capacità di ascoltare i propri allievi, mettersi nei loro panni, vedere le cose dal loro punto di vista. Ecco, cosa scriveva Jacob Levi Moreno, un importante psicologo di origine rumena:
E quando tu sarai vicino:
io prenderò i tuoi occhi,
e li metterò al posto dei miei,
e tu prenderai i miei occhi
e li metterai al posto dei tuoi.
Così io guarderò te con i tuoi occhi
e tu guarderai me con i miei.

La maestra Antonietta mi guardava attraverso i miei occhi. E io stavo bene con lei. E imparavo. Forse è questa la caratteristica di tutti gli insegnanti che hanno lasciato un segno in me.  
Auguro a tutti gli insegnanti di essere dei “numeri primi” per gli allievi che incontreranno quest’anno e in tutta la loro carriera.

Francesco Callegari
12 settembre 2016, inizio d’anno scolastico

mercoledì 25 maggio 2016

ASCOLTARE DAVVERO – Marshall B. Rosenberg (1934-2015)


Quando siamo completamente presenti con ciò che accade nell’altro, con ciò che è vivo in lui o in lei, la nostra espressione è diversa rispetto a quella che abbiamo quando stiamo analizzando mentalmente le sue parole o stiamo pensando a quello che diremo dopo.
In qualsiasi modo venga espressa, l’empatia tocca un bisogno molto profondo di noi esseri umani, quello di sentire che qualcuno ci sta davvero ascoltando, senza giudicarci.

Marshall B. Rosenberg, Educazione che arricchisce la vita, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2005, p. 83

venerdì 13 maggio 2016

NON ASCOLTATE MAI CIO’ CHE GLI ALTRI PENSANO DI VOI - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)


Vi do un consiglio: non ascoltate mai, mai e poi mai, quello che gli altri pensano di voi.
Prevedo che vivrete più a lungo e godrete la vita molto di più se non ascolterete mai ciò che le persone pensano di voi e non prenderete mai le cose personalmente.
Vi consiglio invece di imparare a connettervi empaticamente con qualsiasi messaggio che vi arriva dagli altri.
Marshall B. Rosenberg, Spiritualità pratica, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2007, p. 34


giovedì 5 maggio 2016

RENDERE A QUALCUNO LA VITA PIU’ BELLA – Marshall B. Rosenberg (1934-2015)


In ogni luogo dove vado, faccio alle persone questa richiesta: “Pensate a qualcosa che avete fatto nel corso delle ultime 24 ore che ha in qualche modo contribuito a rendere la vita più bella a qualcuno”.
Dopo che hanno pensato per qualche minuto chiedo: “Ora, quando siete consapevoli che quanto avete fatto ha contribuito a rendere più bella la vita di qualcuno, come vi sentite?”. A tutti viene un sorriso in volto.
Quando siamo consapevoli del nostro potere di arricchire la vita, questo ci fa star bene. E’ bello servire la vita. E poi chiedo: “Riuscite a pensare a qualcosa che nella vita sia più soddisfacente dello sforzarci di contribuire al benessere di qualcuno?”.
Ho fatto questa domanda in tutto il pianeta e tutti sembrano essere d’accordo: non c’è niente di più bello, niente che ci faccia sentire meglio, niente che sia più piacevole dell’usare i nostri sforzi per servire la vita, per contribuire al benessere gli uni degli altri.
Marshall B. Rosenberg, Spiritualità pratica, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2007, p. 17-18

martedì 15 marzo 2016

QUAL E’ IL SEGRETO DEL TEAM PERFETTO? 2/2 – Elena Dusi


Al "progetto Aristotele" portato a termine da Google dopo cinque anni di lavoro dedica un ampio reportage il New York Times.
Se tanti sforzi il gigante di Mountain View ha profuso nel cercare di catturare la chimica del team perfetto è perché, come rivela una ricerca della Harvard Business Review citata dal quotidiano americano, «il tempo trascorso da manager e impiegati in attività che prevedono una collaborazione con i colleghi è cresciuto del 50% negli ultimi vent'anni». E «ciascun lavoratore, in molte aziende, passa più di tre quarti della sua giornata comunicando con i colleghi ».
Una squadra efficiente, però, in cui ogni collega interviene al momento giusto di una riunione, dice solo cose appropriate, si ferma nel momento in cui sta per andare fuori tema e torna alla propria scrivania quando l'ultimo punto all'ordine del giorno è stato dipanato, è ben lungi, secondo il "Progetto Aristotele", dal potersi definire un team perfetto. Solo quando l'atmosfera di un luogo di lavoro è impregnata di empatia, riporta il quotidiano americano, nel gruppo di lavoro ideale si crea quel clima di «sicurezza psicologica» in cui nessuno teme di essere criticato dagli altri per quello che dice o si affretta a saltare sulle debolezze altrui.
In un'atmosfera così, come per magia, gli interventi di tutti i colleghi si equilibrano per lunghezza, le aggressioni più o meno esplicite vengono scoraggiate e le riunioni si riempiono di idee all'apparenza strampalate, ma che nessuno ha il timore di esporre. E che, soprattutto in un ambiente rivoluzionario come quello della Silicon Valley, fanno il successo di un gruppo di uomini e donne chiamati a trascorrere una sostanziosa fetta di vita insieme per portare al successo la propria azienda.
Elena Dusi, “la Repubblica”, 29 febbraio 2016


lunedì 14 marzo 2016

QUAL E’ IL SEGRETO DEL TEAM PERFETTO? 1/2 – Elena Dusi


Ben  vengano le divagazioni durante una riunione. Le chiacchiere sul luogo di lavoro, perfino i pettegolezzi, le confessioni dei propri problemi ai colleghi alla macchinetta del caffè e le reazioni istintive, quando qualcuno urta la nostra suscettibilità. Il team perfetto, quello che all'occorrenza scatta come un sol uomo e che ha una "intelligenza collettiva" più alta della somma delle intelligenze individuali, non è un orologio dai meccanismi perfetti. Piuttosto, è un organismo in cui i colleghi alzano gli occhi dalla scrivania, incrociano quelli del collega che lavora accanto e si accorgono di cosa gli passa per la testa.
Ci sono voluti decenni di studi sulla sociologia del "team perfetto" per arrivare a non comprendere tutto questo. Fino a quando un progetto avviato da Google tra i propri dipendenti non si è accorto che nessuno degli algoritmi numerici sull'efficienza dei gruppi di lavoro è in grado di prevedere alcunché. Quello che fa funzionare bene una comunità di umani, ha concluso, dopo tanto analizzare, il più grande motore di ricerca del mondo, è in fondo proprio il senso di umanità: empatia, rispetto, consolazione di un collega se necessario.
Elena Dusi, “la Repubblica”, 29 febbraio 2016


giovedì 18 febbraio 2016

CERCATE DI CAPIRE L’ALTRO - Dale Carnegie (1888-1955)

Ricordate che il vostro interlocutore può anche aver torto marcio, ma è convinto del contrario. Non condannatelo per partito preso, tutti gli stupidi ne sarebbero capaci. Cercate di capirlo.
Solo le persone sagge, tolleranti e fuori del comune ci riescono.
Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici, 1936, ed. it. Bompiani, Milano 2001, p. 181.

mercoledì 17 febbraio 2016

PERMETTERCI DI CAPIRE L’ALTRO – Carl Rogers (1902-1987)

Ho scoperto il grande valore di permettere a me stesso di capire l'altra persona. Forse può sembrarvi strano. E' necessario permettere a se stessi di capire l'altro? Penso di sì. La nostra prima reazione alla maggior parte dei discorsi che sentiamo da altri è una valutazione o un giudizio, piuttosto che un puro e semplice cercare di capirlo. Quando qualcuno esprime un sentimento o un atteggiamento o un credo, la nostra tendenza è quasi immediatamente quella di concludere dentro di noi: "è giusto", oppure "è stupido", oppure "è anormale", oppure ancora "è irragionevole", oppure "non è giusto" o "non è bello".
Molto raramente permettiamo a noi stessi di capire con precisione il significato di quello che l'altro vuole dire.

Adattamento da Carl R. Rogers, On Becoming A Person, Boston, Houghton Mifflin, 1961, p. 18 e segg.).

martedì 16 febbraio 2016

VEDERE LE COSE DAL PUNTO DI VISTA DELL’ALTRO - Dale Carnegie (1888-1955)

C’è sempre un motivo se gli altri si comportano in un certo modo. Scovate questo motivo e avrete in mano la chiave del loro comportamento, per non dire addirittura della loro personalità.
Cercate onestamente di mettervi nei panni del vostro interlocutore. Chiedetevi: “Se fosse nei panni di questo qui come mi sentirei? Come reagirei?”
In effetti il successo nei rapporti interpersonali dipende dalla capacità di vedere le cose dal punto di vista altrui.

Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici, 1936, ed. it. Bompiani, Milano 2001, p. 181.

venerdì 27 novembre 2015

UNA VITTORIA DI PIRRO - Dale Carnegie (1888-1955)


Come diceva il vecchio Benjamin Franklin:
"Discutendo, polemizzando e contraddicendo, a volte si può anche vincere; ma è una vittoria di Pirro perché non si otterrà mai la simpatia dell'avversario".
Che cos’è preferibile: una vittoria finta, accademica, o la simpatia di qualcuno? E’ raro che si ottengano entrambe.
Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici, 1936, ed. it. Bompiani, Milano 2001, p. 134.


giovedì 26 novembre 2015

COSTRUITE PONTI DI COMPRENSIONE - Dale Carnegie (1888-1955)


Se volete proprio che la gente si faccia beffe di voi, vi rida dietro, vi disprezzi e vi sfugga, questa è la ricetta: non state mai ad ascoltare nessuno. Parlate sempre e solo di voi stessi. Se avete un’idea mentre l’altra persona sta parlando, non aspettate che finisca, tirate dritto e interrompetela nel bel mezzo del discorso.
Dare sempre all'avversario la possibilità di parlare. Non opporre resistenza, difese o discussioni: creano solo delle barriere. Costruire ponti di comprensione, non muri di incomprensione.
Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici, 1936, ed. it. Bompiani, Milano 2001, p. 110, 136.


mercoledì 25 novembre 2015

IL FORUNCOLO SUL COLLO - Dale Carnegie (1888-1955)


La gente che parla solo di se stessa pensa solo a se stessa. “E la gente che pensa solo a se stessa,” come dice il dottor Nicholas Murray Butler, per lungo tempo rettore della Columbia University, “rimane ignorante senza speranza.” “Non c’è modo di toglierli dalla loro stupidità,” prosegue Butler, “non c’è modo di istruirli.”
Così se volete diventare un buon conversatore, siate prima di tutto un ascoltatore attento. Per interessare, mostratevi interessati. Fate domande che sapete fanno piacere al vostro interlocutore. Incoraggiatelo a parlare di sé e dei propri successi.
Ricordatevi che la gente alla quale state parlando si interessa molto di più ai suoi problemi che ai vostri. Il proprio banale e personalissimo mal di denti preoccupa assai di più della grande carestia che in Cina miete milioni di vittime. Un foruncolo sul collo è più inquietante di cinquanta terremoti in Africa. Pensateci, la prossima volta che vi mettete a parlare con qualcuno.
Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici, 1936, ed. it. Bompiani, Milano 2001, p. 111.


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