Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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lunedì 4 agosto 2014

IL RE CHE DOVEVA MORIRE – Gianni Rodari (1920-1980)


Una volta un re doveva morire. Era un re assai potente, ma era malato a morte e si disperava: - Possibile che un re tanto potente debba morire? Che fanno i miei maghi? Perché non mi salvano?
Ma i maghi erano scappati per paura di perdere la testa. Ne era rimasto uno solo, un vecchio mago a cui nessuno dava retta, perché era piuttosto bislacco e forse anche un po' matto. Da molti anni il re non lo consultava, ma stavolta lo mandò a chiamare.
- Puoi salvarti, - disse il mago, - ma a un patto: che tu ceda per un giorno il tuo trono all'uomo che ti somiglia più di tutti gli altri. Lui, poi, morirà al tuo posto.
Subito venne fatto un bando in tutto il reame: - Coloro che somigliano al re si presentino a Corte entro ventiquattr'ore, pena la vita.
Se ne presentarono molti: alcuni avevano la barba uguale a quella del re, ma avevano il naso un tantino più lungo o più corto, e il mago li scartava; altri somigliavano al re come un'arancia somiglia a un'altra nella cassetta del fruttivendolo, ma il mago li scartava perché gli mancava un dente, o perché avevano un neo sulla schiena.
- Ma tu li scarti tutti, - protestava il re col suo mago. - Lasciami provare con uno di loro, per cominciare.
- Non ti servirà a niente, - ribatteva il mago.
Una sera il re e il suo mago passeggiavano sui bastioni della città, e a un tratto il mago gridò: - Ecco, ecco l'uomo che ti somiglia più di tutti gli altri!
E così dicendo indicava un mendicante storpio, gobbo, mezzo cieco, sporco e pieno di croste.
- Ma com'è possibile, - protestò il re, - tra noi due c'è un abisso.
- Un re che deve morire, - insisteva il mago, - somiglia soltanto al più povero, al più disgraziato della città. Presto, cambia i tuoi vestiti con i suoi per un giorno, mettilo sul trono e sarai salvo.
Ma il re non volle assolutamente ammettere di assomigliare al mendicante. Tornò al palazzo tutto imbronciato e quella sera stessa morì, con la corona in testa e lo scettro in pugno.
Gianni Rodari, Favole al telefono, p. 64-65.


lunedì 28 luglio 2014

IL MOSTRO SAREBBE STATO SCONFITTO? – Stephen King


Quel giorno, Ben entrò nel momento in cui aveva inizio l’ora della storia. La signorina Davies, la giovane e graziosa bibliotecaria, leggeva: “I tre capretti sgarbati”.
«Chi è che viene trotterellando sul mio ponte?»
La signorina Davies aveva assunto i toni cupi e ringhiosi del troll del racconto. Alcuni bambini si coprirono la bocca per soffocare un risolino, ma per la maggior parte rimasero solenni ad ascoltare, accettando la voce del troll come accettavano le voci dei loro sogni, e nei loro occhi seri si rispecchiò l’eterno fascino della favola: il mostro sarebbe stato sconfitto… o avrebbe trovato di che mangiare?

Stephen King, IT, 1986, ed. it. Sperling & Kupfer, 1987, 2013, p. 205.
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