Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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lunedì 5 settembre 2016

L’ETICA SECOLARE – Dalai Lama


"Le generazioni più giovani che studiano nelle nostre istituzioni hanno bisogno, oltre che di istruzione, che di solito viene intesa soltanto in senso accademico, anche di sviluppare maggior altruismo e senso di responsabilità verso gli altri. Questo lo si può fare senza offrire necessariamente una formazione religiosa. Potremmo parlare di un’etica secolare, che consiste delle qualità umane fondamentali come la gentilezza, la compassione, la sincerità e l’onestà".
Marshall B. Rosenberg, Educazione che arricchisce la vita, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2005, p. 136


lunedì 16 marzo 2015

IL MESTIERE E’ COSA DEL PASSATO - René Guénon


Non è difficile vedere, in tutto ciò, come il vero mestiere sia distante dall’industria moderna, tanto che si può dire si tratti di due opposti, e quanto sia disgraziatamente vero, nel «regno della quantità», che il mestiere, come volentieri affermano i fautori del «progresso» che naturalmente se ne rallegrano, sia «una cosa del passato».
Nel lavoro industriale l’operaio non mette niente di se stesso, e d’altronde si avrebbe buona cura di impedirglielo qualora ne avesse la minima velleità; ma ciò non è neanche possibile, poiché tutta la sua attività consiste nel far funzionare una macchina; egli, del resto, è reso perfettamente privo di iniziativa dalla «formazione», o meglio deformazione professionale ricevuta, la quale è come l’antitesi dell’antico apprendistato, e che ha per unico scopo quello di insegnargli ad eseguire certi movimenti «meccanicamente» e sempre allo stesso modo, senza assolutamente che debba capirne la ragione né preoccuparsi del risultato, in quanto in realtà non è lui, bensì la macchina, a fabbricare l’oggetto.

René Guénon,Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 63.

venerdì 12 settembre 2014

LA MOTIVAZIONE - Pierre Durrande


Nessuno può essere educato suo malgrado.

Pierre Durrande, L'arte di educare alla vita

giovedì 11 settembre 2014

LA FORMAZIONE DELL'EDUCATORE - Pierre Durrande



Noi non entriamo impunemente nel territorio altrui
e sarebbe da avventurieri provarci senza aver preparato seriamente
il viaggio di questo incontro.

Pierre Durrande, L'arte di educare alla vita

mercoledì 10 settembre 2014

EDUCAZIONE COME SCOPERTA - Pierre Durrande


Siamo dominati dall'ossessione dell' "efficacia"
che va in senso esattamente contrario rispetto alla "scoperta".

Pierre Durrande, L'arte di educare alla vita

martedì 11 marzo 2014

34. LA NOSTRA PIU’ PREZIOSA CONSEGNA – Francesco Callegari


LA NOSTRA PIU’ PREZIOSA CONSEGNA

LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELL’ISTRUZIONE - 11 marzo 2014

Nelle nuove “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione”, a pagina 9 si legge:
“La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi, in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle varie forme di diversità, di disabilità o di svantaggio”.
E ancora: “Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende”.
Una scuola che ricerca quotidianamente il senso della propria esistenza nella centralità dell’alunno, senza se e senza ma, legge queste parole con grande favore.  Soprattutto perché la nostra è una scuola che da sempre considera l’alunno con disabilità come la sua più preziosa consegna.
Il 5 agosto 2009 sono state emanate le “Linee guida sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” e lì leggiamo che:
“La presenza di alunni disabili non è un incidente di percorso, un’emergenza da presidiare, ma un evento che richiede una riorganizzazione del sistema e che rappresenta un’occasione di crescita per tutti”.
E proprio questo, noi abbiamo cercato di fare in questi anni: organizzarci in modo da offrire ai ragazzi con disabilità il meglio della nostra competenza, delle nostre energie, della nostra didattica, della nostra capacità di accogliere e di creare benessere.
“L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si pèrdono loro, la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati, diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile. E voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo?”
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, p. 20.
A complicare le cose, negli ultimi tempi, è venuta la carenza di personale specializzato nel sostegno. Gli alunni con le necessità più particolari, quelli che avrebbero più bisogno di docenti di grande competenza ed esperienza, vengono ora affidati a insegnanti precari, spesso senza alcuna preparazione specifica e attinti dalle graduatorie delle varie discipline: tecnologia, musica, educazione fisica…, sulla base del loro punteggio. Insegnanti con tanta buona volontà, ma nessuna specializzazione sul sostegno.
Quando, anziché l’alunno, a essere privilegiata è la “Graduatoria” o addirittura l’Intergraduatoria, che è la “Graduatoria delle graduatorie”, tutto può succedere. E così, di anno in anno, all’insegnante di musica subentra l’architetto, il docente di educazione fisica sostituisce l’insegnante di lingua straniera, e così via...  
Noi crediamo che, prima di ogni altra considerazione, il ragazzo con disabilità abbia il diritto di avere accanto a sé un esperto che sappia cogliere le sue difficoltà e le sappia gestire con competenza professionale. In caso contrario, corriamo il rischio che uno più uno non faccia due.
Gian Antonio Stella sul Corriere del 31 gennaio 2013, alla fine di un articolo dal titolo “Bocciare il merito, la scuola non cambia mai”, parlando dei modi in cui vengono assunti i docenti, scriveva:
“…ti senti sperduto in un'intricatissima foresta in cui ancora una volta è stata smarrita la strada che porta a quel «merito, merito, merito» di cui tutti si riempiono la bocca. E in cui i diritti fondamentali da difendere sembrano comunque essere ancora quelli dei professori e solo dopo (molto dopo) quelli degli studenti.”

Sperando in un futuro dove nella scuola italiana il primo “avente diritto” sia realmente l’alunno, Le porgo i più sinceri auguri di buon lavoro.

Francesco Callegari
Dirigente scolastico

lunedì 3 marzo 2014

LA SCINTILLA DEI BUONI MAESTRI - Franco Lorenzoni


«Cosa penserebbero dei normali studenti seduti ai banchi se ogni giorno avessero a che fare con una persona che non dimostra un minimo attaccamento a quello che dice? Si chiederebbero senza dubbio perché sono lì. ... Io penso che in cima alla classifica delle caratteristiche necessarie per diventare un bravo insegnante ci sia la passione, capace di far scaturire quella scintilla che, nella maggior parte dei casi, noi ragazzi non cogliamo».

martedì 25 febbraio 2014

BUONI E CATTIVI MAESTRI - Marcel Prévost (1862-1941)


Come distinguere un buon maestro da un maestro cattivo, o da uno mediocre?
Ebbene, in pratica non è poi troppo difficile smascherare un cattivo insegnante. Egli si tradisce con la sua pigrizia o col suo disordine; l’ignoranza che insegna non sfugge a un allievo attento, fosse pure ignorante egli stesso.
I parenti hanno il dovere ben preciso di sorvegliare il magister ai quali affidano i loro figlioli, cosa facile nel caso di un «precettore», e possibile anche nel caso in cui l’alunno frequenti una scuola pubblica. Basterà chiedere al figlio come vanno le cose nella sua classe, esaminare i suoi libri, informarsi esattamente sulla lezione che deve imparare, leggere gli argomenti del compito. E dopo due o tre scandagli di questo genere si potrà dare un giudizio sul valore pedagogico dell’insegnante.
Genitori, genitori, siate fermi e inesorabili contro i cattivi maestri e denunciate senza stancarvi gli usi assurdi delle scuole, dai libri stranamente voluminosi, ai corsi disordinati e sproporzionati, tirati in lungo al principio dell’anno, abborracciati alla fine, e denunciate ancora la mancanza di controllo sulla lezione imparata e sul compito eseguito.
Nessuno è obbligato a fare il professore; se sceglie questa professione, la eserciti con diligenza o se ne vada.
In ogni scuola dovrebbe esserci un comitato di genitori, scelti fra i più colti e meglio adatti per sorvegliare efficacemente l’insegnamento.
Marcel Prévost, L’arte dell’imparare, Bari 1931, p. 57-58 passim


mercoledì 4 dicembre 2013

LETTERA ALL’INSEGNANTE DI MIO FIGLIO – Abraham Lincoln


Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà fede, amore e coraggio.
Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso…
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti…
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri… Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare… Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore… Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!
Abraham Lincoln

martedì 12 novembre 2013

DOPO 50 ANNI LA SCUOLA MEDIA VA SVECCHIATA - Antonio Mazzi

 
C'è bisogno di una nuova organizzazione e nuovi stimoli
Finalmente qualcuno si sta accorgendo che la scuola media compie 50 anni ed è in crisi di identità. Quando lo dicevamo noi, che la scuola la conosciamo certamente più dei ministri e più di certi dirigenti scolastici, qualche rara persona intelligente ci dava ragione.
Finalmente escono i dati Ocse sulle competenze scolastiche (disastrosi per gli italiani) e allora tutti spalanchiamo gli occhi. Mentre il mondo economico, bancario, politico si deve rinnovare totalmente quasi ogni anno, il mondo scolastico si declina con due date: la riforma Bottai, anni '40, e la cosiddetta riforma della scuola media unica del 1963.
Cioè, a partire dal 1963 i ragazzi di allora poterono frequentare la scuola dell'obbligo unica in sostituzione del doppio binario: scelta tra avviamento professionale e scuola media con esame di ammissione. Ripeto: correva l'anno 1963, cioè tempi nei quali i nostri figli, fino a quattordici anni, erano ancora veramente bambini. Fior di studiosi, di psicologi, di sociologi hanno prodotto migliaia di ricerche denunciando il disagio dei ragazzi (pensati ancora come bambini), la demotivazione dei docenti e la perdita secca di risultati rispetto all'Europa.
La media è una scuola che ha sconvolto la sua identità, schiacciata tra la primaria e la secondaria. Denuncio, per la millesima volta, che tutta la scuola continua ostinatamente a essere un orto chiuso, illuminato e sacro, lontanissimo dal mondo reale, poco sacro e poco illuminato.
I nostri figli, entrando in quelle porte, devono regredire almeno di cinque anni dalla loro vita reale. Fuori non esistono più i banchi, non esistono i castighi, non esistono i voti, non esistono i compiti per i compiti, non esistono più i bambini di 12 anni.
La divisione in materie e l'insegnamento frontale, con decine di adolescenti schierati, fa ridere (o meglio piangere). Se poi aggiungiamo il docente disarmato, nervoso, "specializzato" spesso in supplenze e che a malapena ricorderà i nomi dei suoi allievi a fine anno, ci portiamo a casa la disfatta totale.
ORARI PIÙ ELASTICI E ARMONICI. L'adolescenza è un periodo sconosciuto negli anni '60 e a quei tempi per i più sviluppati e svegli si parlava di preadolescenza anticipata o di caratterialità. Qui non si tratta di denaro da spendere - perché i soldi sono sempre i primi a essere tirati in ballo - si tratta invece di preparazione universitaria diversa, di organizzazione delle classi e di orari più elastici e armonici.
Rendiamo obbligatoria l'espulsione dei banchi (e non dei ragazzi), sostituiamoli con tavoli a quattro-sei posti, mettiamo insieme alcune classi per lezioni collegiali; facciamo attività musicali, sportive, culturali, artigianali settimanali.
Rischiamo, perché senza rischi non si educa.
Antonio Mazzi, “Famiglia Cristiana”, 3 novembre 2013


martedì 29 ottobre 2013

AI DOCENTI – Giorgio Napolitano


Imparare è importante per l'intero sistema paese. Ma cosa serve perché a scuola si impari meglio? I risultati di varie ricerche ci dicono che più di altri fattori conta l'apporto degli insegnanti. E quindi ci si deve impegnare a investire - in risorse e iniziative - come il Governo ha iniziato a fare, perché la già notevole professionalità dei nostri docenti si rafforzi.
È giusto premiare il merito, incentivare chi lavora nella scuola a fare sempre meglio. Ma occorre anche che gli insegnanti più ricchi di talento siano generosi nel condividerlo.
Infatti, si ottengono buoni insegnanti non solo con un'accurata formazione e con opportuni aggiornamenti, ma anche e molto promuovendo la trasmissione e lo scambio nella capacità di insegnare. Non bisogna mai smettere di imparare gli uni dagli altri, anche dai giovani, e scambiare quel che si è imparato. Sappiamo quante buone pratiche vanno spesso disperse.

Giorgio Napolitano, Intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico 2013-2014, Roma, 23 settembre 2013
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