Da quando si è convenuto che la
“realtà” consiste esclusivamente in ciò che cade sotto i sensi, è del tutto
naturale che il valore attribuito alle cose sia misurato sulla base della loro
capacità di produrre effetti d’ordine sensibile.
Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli
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mercoledì 20 aprile 2016
martedì 19 aprile 2016
L’ILLUSIONE DELLA STATISTICA - René Guénon (1886-1951)
Le statistiche consistono soltanto
nel contare un numero più o meno grande di fatti, supposti tutti completamente
simili tra loro, ché, diversamente, la loro somma non avrebbe significato alcuno;
ed è evidente che a questo modo si ottiene soltanto un’immagine della realtà
tanto più deformata quanto più i fatti in questione non sono effettivamente
simili e paragonabili che in misura minima, cioè quanto più considerevoli sono
l’importanza e la complessità degli elementi qualitativi che essi implicano.
lunedì 18 aprile 2016
IL PUNTO DI VISTA “SCIENTIFICO” - René Guénon (1886-1951)
Il punto di vista “scientifico” è sostanzialmente
caratterizzato dalla pretesa di ridurre tutte le cose alla quantità, e di non
tenere in alcun conto quel che non è riconducibile ad essa e di considerarlo in
un certo senso come inesistente; si è persino arrivati a pensare e a dire
comunemente che tutto quanto non può essere “numerato”, cioè espresso in
termini puramente quantitativi, è, appunto per ciò, sprovvisto di ogni valore
“scientifico”.
venerdì 23 ottobre 2015
UN MUTAMENTO DI ORIENTAZIONE - René Guénon (1886-1951)
Se dunque si dice che
il mondo moderno subisce una crisi, ciò che così si vuole banalmente esprimere
è che esso è giunto ad un punto critico, o, in altri termini, che a breve
scadenza, volendolo o no, in un modo più o meno brusco, con o senza una
catastrofe, dovrà inevitabilmente sopravvivere un mutamento di orientazione.
Questo significato dato al termine «crisi» è del tutto legittimo e corrisponde
in parte a quel che noi stessi pensiamo: ma solo in parte, poiché, ponendoci da
un punto di vista più generale, noi crediamo che tutta l’epoca moderna nel suo
insieme rappresenti per il mondo un periodo di crisi.
Sembra d’altronde che ci
si avvicini alla soluzione, il che rende oggi più particolarmente sensibile,
che in qualsiasi altro periodo, il carattere anormale di uno stato di cose il
quale dura già da qualche secolo, ma le cui conseguenze mai furono così visibili
quanto ora.
Questa è anche la ragione per cui gli avvenimenti oggi si svolgono
con una velocità accelerata. Ciò, senza dubbio, può continuare ancora per
qualche tempo, ma non indefinitamente. Ed anche se non si è in grado di fissare
un limite preciso, pure si ha l’impressione che un simile stato di cose non può
durare ancora per molto.
René Guénon,
La crisi del mondo moderno, Parigi,
1927, ed. it. Roma, 1972
martedì 24 marzo 2015
L’ANONIMATO DELLE OPERE D’ARTE – René Guénon (1886-1951)
Le opere dell’arte tradizionale, ad esempio quella
medioevale, sono generalmente anonime, ed è del tutto recente il tentativo,
frutto dell’«individualismo» moderno, di attribuire taluni nomi conservati
dalla storia a capolavori noti, tentativo che conduce ad «attribuzioni» spesso
fortemente ipotetiche.
Questo anonimato è precisamente l’opposto della
preoccupazione, costante negli artisti moderni, di affermare e di far conoscere
a tutti i costi la propria individualità.
domenica 22 marzo 2015
LA CRISI DEL MONDO MODERNO – René Guénon (1886-1951)
Che si possa parlare
di una crisi del mondo moderno, prendendo la parola «crisi» nel suo significato
più comune, è cosa che i più ormai non mettono in dubbio; e, almeno a questo
riguardo, si è prodotto un mutamento abbastanza sensibile rispetto al periodo
che immediatamente ci precede: per la forza stessa degli avvenimenti, certe
illusioni cominciano a dissiparsi e noi, da parte nostra, non possiamo che
rallegrarcene, poiché, malgrado tutto, in ciò si ha un sintomo già buono,
l’indizio di una possibilità di rettificazione della mentalità contemporanea,
qualcosa che appare come una debole luce in mezzo al caos attuale.
È così che la fede in
un «progresso» indefinito, prima considerata come una specie di dogma
intangibile e indiscutibile, non è più ammessa così generalmente.
Alcuni intravvedono
più o meno vagamente, più o meno confusamente, che la civiltà occidentale, invece
di continuare sempre a svilupparsi nello stesso senso, potrebbe pur subire un
giorno un arresto o perfino crollar del tutto per via di qualche cataclisma.
René Guénon,
La crisi del mondo moderno, Parigi 1927,
ed. it. Roma 1972
venerdì 20 marzo 2015
MACCHINE PER ABITARE - René Guénon (1886-1951)
Questi uomini, ridotti a semplici «unità» numeriche, si vuole
farli abitare, non diremo in case, perché questo termine sarebbe improprio, ma
in «alveari» i cui scompartimenti saranno tutti disegnati sullo stesso modello
ed ammobiliati con gli oggetti fabbricati «in serie», in modo da far sparire
dall’ambiente in cui vivranno ogni differenza qualitativa. Basta prendere in
esame i progetti di certi architetti contemporanei (che qualificano essi stessi
queste dimore come «macchine per abitare») per vedere che non esageriamo per
niente.
Che cosa sono diventate a questo punto l’arte e la scienza tradizionali
degli antichi costruttori, e le regole rituali che presiedevano alla fondazione
delle città e degli edifici nelle civiltà normali?
René Guénon,Il Regno della
Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 63-64.
mercoledì 18 marzo 2015
LA FABBRICAZIONE IN SERIE - René Guénon
Tutto ciò conduce a quanto, nel gergo attuale, si è convenuto
di chiamare la fabbricazione «in serie», il cui scopo è quello di produrre la
maggior quantità possibile di oggetti, oggetti simili al massimo tra loro, e
destinati all’uso di uomini che si considerano tutti ugualmente simili; si
tratta con tutta evidenza, come dicevamo prima, del trionfo della quantità,
nonché, per la stessa ragione, di quello dell’uniformità.
martedì 17 marzo 2015
LA MACCHINA E L’UTENSILE - René Guénon (1886-1951)
Servitore della macchina, l’uomo deve divenire macchina egli
stesso, e il suo lavoro non ha più niente di veramente umano, perché non
implica più l’intervento di nessuna di quelle qualità che costituiscono
propriamente la natura umana.
Si può osservare che la macchina, in un certo senso, è
l’opposto dell’utensile, e non un utensile «perfezionato» come molti ritengono,
perché l’utensile è in certo qual modo un «prolungamento» dell’uomo stesso,
mentre la macchina riduce quest’ultimo alle condizioni di suo servitore; e se si
è potuto dire che l’«utensile generò il mestiere», non è men vero che la
macchina lo uccide; le reazioni istintive degli artigiani contro le prime
macchine si spiegano pertanto da sole.
sabato 14 marzo 2015
IL MESTIERE DELL’UOMO - René Guénon (1886-1951)
Secondo
la concezione tradizionale, sono le qualità essenziali degli esseri a
determinare la loro attività; nella concezione profana, invece, queste qualità
non contano, e gli individui non sono considerati altro che come «unità»
intercambiabili e puramente numeriche. Quest’ultima concezione non può
logicamente condurre a nient’altro che all’esercizio di un’attività prettamente
«meccanica», nella quale non sussiste più niente di veramente umano, come
effettivamente possiamo constatare ai giorni nostri; va da sé che i mestieri
«meccanici» dei moderni, che costituiscono l’industria propriamente detta e che
altro non sono se non un prodotto della deviazione profana, non possono offrire alcuna possibilità d’ordine iniziatico ed anzi possono rappresentare
dei veri impedimenti allo sviluppo di ogni spiritualità; per la verità, del
resto, non possono nemmeno essere considerati come autentici mestieri se si
vuol conservare a questo termine il suo valore in senso tradizionale.
René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei
Tempi,
Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 61.
venerdì 13 marzo 2015
L’UOMO E IL SUO LAVORO – René Guénon (1886-1951)
Secondo la concezione profana e
moderna, un uomo può dedicarsi a una professione qualsiasi, e anche
cambiarla a suo piacimento, come se questa professione fosse qualcosa di
puramente esteriore a lui, senza alcun reale legame con ciò che egli veramente
è, cioè con ciò che lo fa essere se stesso e non un altro.
Nella concezione tradizionale, al
contrario, ciascuno deve normalmente svolgere la funzione cui è destinato dalla
sua stessa natura, con le attitudini che questa essenzialmente implica; e non
può svolgerne un’altra, senza che ciò rappresenti un grave disordine che avrà
una ripercussione su tutta l’organizzazione sociale di cui egli fa parte;
peggio ancora, se un disordine del genere viene a generalizzarsi, i suoi
effetti si ripercuoteranno sullo stesso ambiente cosmico, tutte le cose essendo
legate tra loro da rigorose corrispondenze.
René Guénon, Il
Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 61.
giovedì 12 marzo 2015
CONTRO LA FRETTA – René Guénon (1886-1951)
Tutto succede necessariamente al momento adatto, e spesso in modi imprevisti e completamente indipendenti dal nostro volere. Contro questo genere di cose nulla può la fretta febbrile che i nostri contemporanei apportano a tutte le loro azioni; tale fretta, anzi, non può che produrre agitazione e disordine, cioè effetti del tutto negativi.
René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Parigi 1945, ed. it. Milano 1982, p. 12.
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