Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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domenica 31 dicembre 2017

GLI IDOLI CHE CONSULTATE - Zaccaria, 10, 1-2

Carte Dixit


Chiedete al Signore
di mandarvi la pioggia di primavera: 
egli che forma le tempeste
vi darà una pioggia abbondante
e farà diventare verdi tutti i vostri campi.

Gli idoli che consultate vi dicono menzogne, 
gli indovini hanno false rivelazioni, 
i sogni che raccontano sono illusioni, 
le parole di consolazione che vi dicono
non hanno alcun valore. 


Zaccaria, 10, 1-2.

mercoledì 2 settembre 2015

C’E’ UN MOMENTO NELLA NOTTE – Maurizio De Giovanni


C’è un momento, nella notte, che è un diaframma. Non è lo stesso per tutti, naturalmente. Arriva quando il territorio della coscienza diventa indistinto, come quando in un’alba d’inverno si cammina in campagna e la nebbia nasconde le cose in mezzo ai sogni.
In quel momento le paure si fanno strada in mezzo alle decisioni e le sgretolano, una pietra alla volta, per mettersi a costruire i sogni che seguiranno e che, la mattina, si dissolveranno silenziosi.
In quel momento le sicurezze cessano di esistere, la fame è meno urgente, perfino il dolore si fa da parte per lasciar passare le passioni più lontane, quelle che abbiamo chiuso dietro la porta della ragione.
Lo conoscono le madri, quel momento, e passano la mano sulla fronte dei bambini per distendere gli occhi e le anime, per lasciar immaginare che ci siano loro stesse dietro la nebbia e che quindi ci si possa addentrare confortati dal ricordo della tenerezza.
Accade che ci si senta forti, in quel momento. Che sembri possibile abbattere gli ostacoli senza sforzo, risolvere le questioni senza dubbi. O che ci si senta deboli, e ogni ostacolo sembri una montagna senza appigli e senza scappatoie. Accade di aver paura di sentirsi forti.
Di aver paura di non farcela, a mantenere una decisione.
Ma ancor più di avere paura di farcela.
Maurizio De Giovanni, Anime di vetro, Einaudi, Torino 2015, p. 172-173.


giovedì 25 giugno 2015

PER NON PERDERE LA GUERRA - Antoine de Saint Exupery



Così voi perderete la guerra perché non desiderate nulla. Nessun pendio vi stimola. Voi non collaborate affatto, ma vi annientate a vicenda con le vostre decisioni incoerenti.
Guardate la pietra come pesa. Essa rotola in fondo al precipizio, poiché la pietra è collaborazione di tutti i granelli di polvere di cui è impastata e che tendono tutti verso la stessa meta.
Antoine de Saint Exupery, Cittadella, Borla, Roma 1978


martedì 23 giugno 2015

LA FORZA DI UN SOGNO - Antoine de Saint Exupery


Voi non vincerete, perché cercate la perfezione. Ma la perfezione è oggetto da museo.
Voi proibite gli errori e per agire attendete di conoscere se la mossa che si vuole tentare è di un’efficacia chiaramente dimostrata.
Ma dove avete letto la dimostrazione del futuro?
Voi impedite la vittoria, come vorreste impedire nel nostro impero lo sbocciare di pittori, scultori e inventori.
La roccaforte cresce come l’albero. Voi non spiegate l’albero se mettete in evidenza l’acqua che ha succhiato, i succhi minerali che ha assorbito e il sole che gli ha prestato la sua forza. Come non capite la cittadella se raccontate i calcoli degli architetti.

Antoine de Saint Exupery, Cittadella, Borla, Roma 1978

sabato 18 aprile 2015

HO UN SOGNO - Massimo Recalcati


Il malessere attuale della giovinezza non risiede nell’opposizione tra sogno e realtà ma nell’assenza di sogno.
Massimo Recalcati, L’ora di lezione, Einaudi, Torino 2014.


sabato 18 ottobre 2014

A RISVEGLIARE IL MONDO - Massimo Gramellini


... non sarebbe stata la logica dei sapienti, ma l'energia degli innamorati: gli unici ancora capaci di coniugare i verbi al futuro.

Massimo Gramellini, L'ultima riga delle favole, p. 47.

lunedì 13 ottobre 2014

L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE – Massimo Gramellini


Tomàs è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano.
Incomincia così un viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell'amore: prima dentro di sé e poi con gli altri.
Con questa favola moderna che offre un messaggio e un massaggio di speranza, Massimo Gramellini si propone di rispondere alle domande che ci ossessionano fin dall'infanzia. Quale sia il senso del dolore. Se esista, e chi sia davvero, l'anima gemella. E in che modo la nostra vita di ogni giorno sia trasformabile dai sogni.

Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole, Longanesi, Milano, 2010.

sabato 23 agosto 2014

LE PAROLE DEL FIGLIO (1) - Paulo Coelho


Nell'antica Roma, all'epoca dell'imperatore Tiberio, viveva un uomo di grande bontà, che aveva due figli: uno era militare e, dopo essere entrato nell'esercito, era stato inviato nelle regioni più lontane dell'Impero. L'altro figlio era poeta e incantava tutta Roma con i suoi versi magnifici.
Una notte, il vecchio fece un sogno. Gli apparve un angelo, annunciandogli che le parole di uno dei suoi figli sarebbero state conosciute e ripetute nel mondo intero, per tutte le generazioni a venire. Quella notte, il vecchio si svegliò pieno di gratitudine, piangendo perché la vita era generosa e gli aveva rivelato una cosa che ogni padre sarebbe stato orgoglioso di conoscere.
Poco tempo dopo, il vecchio morì nel tentativo di salvare un bambino che stava per essere schiacciato dalle ruote di un carro. Poiché si era comportato in maniera corretta e giusta per tutta la vita, salì direttamente in cielo, dove incontrò l'angelo che gli era apparso in sogno.
“Sei stato un uomo buono,” gli disse l'angelo. “Hai vissuto la tua vita con amore e sei morto con dignità. Adesso posso realizzare qualunque desiderio tu abbia.”
“Anche la vita è stata buona con me,” rispose il vecchio. “Quando mi sei apparso in sogno, ho avvertito che tutti i miei sforzi erano giustificati. Perché i versi di mio figlio rimarranno fra gli uomini per i secoli futuri. Non ho nulla da chiedere per me: ogni padre, tuttavia, sarebbe orgoglioso di vedere la fama di qualcuno di cui si è preso cura quando quello era bambino, e che ha educato da giovane. Mi piacerebbe conoscere, nel lontano futuro, le parole di mio figlio.”
Paulo Coelho, L’alchimista, 1988, ed. it. Bompiani, Milano 1995, P. 172-173.

continua domani…

mercoledì 20 agosto 2014

IL LINGUAGGIO DEL MONDO - Paulo Coelho

Ed era lì, il linguaggio puro del mondo, senza alcuna spiegazione, perché l'universo non aveva bisogno di spiegazioni per proseguire il proprio cammino nello spazio senza fine. Tutto ciò che il ragazzo capiva in quel momento era che si trovava di fronte alla donna della sua vita e anche lei, senza alcun bisogno di parole, doveva esserne consapevole. Ne era certa più di quanto lo fosse di ogni altra cosa al mondo, anche se i genitori, e i genitori dei genitori, le avevano sempre detto che, prima di sposarsi, bisognava frequentarsi, fidanzarsi, conoscersi, e avere del denaro. Ma, forse, chi lo affermava non aveva mai conosciuto il linguaggio universale: perché, una volta che vi si penetra, è facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose sotto il sole sono state scritte dalla stessa Mano: la Mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole. Perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.
Paulo Coelho, L’alchimista, 1988, ed. it. Bompiani, Milano 1995, P. 108.


giovedì 27 febbraio 2014

UN INSIEME DI MILIONI DI RAGGI – Paulo Coelho


Il guerriero della luce presta ascolto a Lao Tzu, quando dice che dobbiamo distaccarci dall'idea dei giorni e delle ore, per rivolgere sempre più attenzione al minuto.
Solo così riesce a fronteggiare taluni problemi prima che si verifichino: prestando attenzione alle piccole cose, egli riesce a evitare le grandi catastrofi.
Ma pensare alle piccole cose non significa pensare in tono minore. Una preoccupazione esagerata finisce per eliminare ogni traccia di gioia dalla vita.
Il guerriero sa che un grande sogno è costituito da tante cose diverse, così come la luce del sole è l'insieme di milioni di raggi.

Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce, p. 130

venerdì 27 dicembre 2013

SA AGIRE E SA ACCETTARE – Paulo Coelho


Il guerriero della luce si preoccupa di coloro che pensano di conoscere il cammino.
Questi sono così fiduciosi nella propria capacità di decidere da non avvertire l'ironia con cui il destino scrive la vita di ogni essere umano: e protestano ogniqualvolta l'inevitabile bussa alla porta.
Il guerriero della luce ha i suoi sogni. Sono i sogni a farlo procedere. Ma egli non commette mai l'errore di pensare che il cammino sia facile e la porta sia larga. Sa che l'Universo funziona in modo identico a quello dell'Alchimia. "Solve et coagula," dicevano i maestri. "Concentra e disperdi le tue energie, secondo la situazione."
Ci sono momenti in cui è necessario agire, e altri in cui si deve accettare. Il guerriero sa fare questa distinzione.

Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce, p. 112

giovedì 14 febbraio 2013

IL TESSUTO DEL CIELO - William B. Yeats (1865-1939)



Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell'oro e dell'argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell'alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

William Butler Yeats, “Il vento tra le canne”, 1899

giovedì 31 gennaio 2013

IL PENSIERO LARGO - Raffaele Morelli



Dentro di noi esistono due modi di pensare, un pensiero “largo” e uno “chiuso”. Cosa intendo per pensiero “chiuso”? Tutte le volte che ci succede qualcosa e ci mettiamo a pensare e a ripensare a quanto ci è accaduto, quando cerchiamo un perché per ogni episodio, quando vogliamo individuare la causa che ha determinato la nostra sofferenza…, quando tutta la mente è concentrata sull’evento che mi ha ferito… quando si vuole spiegarne i passaggi, allora siamo in una situazione di pensiero “chiuso”. Quando ragioniamo sulle ferite dell’anima. Dopo un abbandono, una sconfitta, un tradimento, ci chiudiamo nella prigione dei pensieri. Così non possiamo farcela.
Io mi sono imposto questa regola: tutte le volte che soffro non devo ragionarci su e mai, assolutamente mai, cercare soluzioni.
Qualunque cosa accada, io non penso mai a che cosa l’ha causata, ma sposto lo sguardo altrove. Faccio come i bambini, che sono maestri dell’anima: mi distraggo, mi affido al pensiero “largo”.
Fantasie, immagini, sogni a occhi aperti sono la mia cura e rappresentano il pensiero “largo”, quello che non ha i confini dei pensieri e che è il perno della terapia dei disagi dell’anima. Il pensiero “largo” è l’abbandonarsi alle immagini, ai sogni e alle fantasie che si accendono dentro di noi.
Con un pensiero “largo” siamo in grado di dare un senso nuovo e più ampio alla vita, di sviluppare appieno la nostra natura e realizzarci con fluidità, senza inutili deviazioni.

Raffaele Morelli, L’unica cosa che conta, Milano 2010, p. 71, 79.

giovedì 27 dicembre 2012

CANZONE DI SAN DAMIANO - Claudio Baglioni (1972)



Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno,
con amore ed umiltà potrà costruirlo;
Se con fede tu saprai vivere umilmente,
più felice tu sarai anche senza niente.
Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore,
una pietra dopo l’altra in alto arriverai!
Nella vita semplice troverai la strada
che la calma donerà al tuo cuore puro.
E le gioie semplici sono le più belle,
sono quelle che alla fine sono le più grandi.
Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore,
una pietra dopo l’altra in alto arriverai!

Canzone di san Damiano , scritta da padre Jean-Marie Benjamin, cantata da Claudio Baglioni  su musica di Donovan (1972).

martedì 23 ottobre 2012

NON DIVENTARE GRANDE MAI - Eugenio Finardi




Non diventare grande mai
non serve a niente sai
continua a crescere più che puoi
ma non fermarti mai

E continua a giocare a sognare a lottare
non t'accontentare di seguire
le stanche regole del branco
ma continua a scegliere in ogni momento

Perché vedi l'avere ragione non è un dogma statico una religione
ma è seguire la dinamica della storia e mettersi sempre in discussione

perché sai non basta
scegliere di avere l'idea giusta
assumerne il linguaggio ed il comportamento
poi dormire dentro

E il tuo dovere è di migliorarti di stare bene di realizzarti
cerca di essere il meglio che ti riesce per poi darti agli altri

E a ognuno secondo il suo bisogno
e da ognuno a seconda della sua capacità
e anche se oggi potrà sembrare un sogno
da domani può essere la realtà
da domani deve essere la realtà

E non ascoltare chi ti viene a dire che tanto non è successo mai
vuol dire solo che per la prima volta funzionerà qui da noi
funzionerà qui da noi.

Continua a crescere più che puoi
ma non fermarti mai
ma non fermarti mai
ma non fermarti mai

E continua a giocare a sognare a lottare
non t'accontentare
continua a giocare a sognare
continua a cercare

Eugenio Finardi, Diesel - 1977

sabato 22 settembre 2012

IL PRIMO GIORNO CHE VORREI - Alessandro D’Avenia


Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo, quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.
Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io?
E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia. Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini. Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.
E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete, ditemelo.
Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri. Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno. Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano.
Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.
Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate solo l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi. E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite. Per questo, un giorno, vi ricorderò.

Alessandro D'Avenia, “Avvenire”, 10 settembre 2012

lunedì 13 agosto 2012

TRE TAZZE DI TE' - Greg Mortenson



Greg Mortenson, americano appassionato di alpinismo, decide di scalare il K2 per onorare la memoria della sorella Christa, disabile, morta a soli 24 anni. Per ricordarla, Mortenson vuole tentare l’impresa di lasciare un suo braccialetto sulla cima della montagna.
Invece, si smarrisce su un ghiacciaio del Pakistan ed è costretto a tornare indietro. Viene accolto nello sperduto villaggio di Korphe, dove rimane per sette settimane, affidandosi alle cure degli abitanti.
Di nuovo in forze, lo scalatore riparte, ma promette di tornare: per sdebitarsi costruirà una scuola nel villaggio. Una promessa che lo obbligherà a mettere in gioco la sua intera vita, il lavoro, gli amici, persino la casa. Tra mille difficoltà, Mortenson è però riuscito a realizzare il suo progetto e a costruire cinquantacinque scuole, tra Pakistan e Afghanistan.
La storia vera, emozionante e avventurosa di un sogno che dimostra al mondo come la guerra alla violenza vada combattuta con il coraggio e l'impegno personale. 

CENTRAL ASIA INSTITUTE

martedì 12 giugno 2012

IL RE D'INGHILTERRA - Fernando Pessoa



Posso immaginare tutto perché non sono niente. Se fossi qualcosa non potrei immaginare. L’aiutante contabile può sognare di essere un imperatore romano; il Re d’Inghilterra non lo può fare, perché il Re d’Inghilterra nei suoi sogni non può essere altro se non il re che già è.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, p.  44

venerdì 13 aprile 2012

IL SOGNO - Tomas Espedal

In metro a Parigi (2012)

Un sogno. Che cos’è un sogno? Mi sveglio, che cosa ho sognato?  Qualche istante fa lo sapevo benissimo, mi dico: te lo devi ricordare, e adesso è svanito. Non ricordo niente di ciò che ho sognato. Sembrava così concreto, dai contorni così netti, come se fosse reale e importante, ma non appena ho aperto gli occhi, si è dissolto nel nulla. Ho perso il sogno. E’ come perdere una chiave; sono davanti alla porta di casa, voglio entrare, voglio andare a casa, ma la chiave è sparita, non la trovo. Sono chiuso fuori, frugo nelle tasche, fuori dalla casa che ho preso in affitto; il bancomat, qualche pastiglia, monetine e nessuna chiave. Per qualche minuto sei senza casa; che cosa faccio? E’ estate, la temperatura è mite, è notte e la luna brilla, decido di dormire all’aperto. Trovo un posto in giardino, sotto il melo, improvviso un giaciglio con ramoscelli e la mia giacca, il maglione mi farà da coperta. Coricato sotto l’albero, guardo in su, verso i rami e le stelle, sento gli uccelli irrequieti: non dormono? Domani arriverà con la chiave, la donna con cui vivo. Finalmente ricordo il sogno. Mi lasciavi, restavo solo, di nuovo. 

Tomas Espedal, Camminare dappertutto (anche in città), Milano 2009, p. 91-92

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