Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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lunedì 25 dicembre 2017

domenica 27 novembre 2016

GIORGIO GABER - L'ILLOGICA ALLEGRIA (LIVE)



Da solo lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so del mondo e anche del resto
lo so che tutto va in rovina
ma di mattina quando la gente dorme
col suo normale malumore
Mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio che ne so
E sto bene
io sto bene come uno che si sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene che vergogna
Io sto bene
proprio ora proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita cosi
E’ come un’illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia
E’ come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene
la la la la la la
quest’illogica allegria
proprio ora proprio qui
Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino

1981-82

giovedì 20 ottobre 2016

IL SENTIRE NEL QUI E ORA - Marshall B. Rosenberg (1934-2015)

La maggior parte delle persone non sa come parlare della vita che è in loro, dei sentimenti e bisogni presenti, confondono la comprensione intellettuale con l’empatia e non capiscono la differenza. Se una persona è arrabbiata con me in questo momento, può essere perché io assomiglio a suo padre, ma per aiutare questa persona a guarire, non è necessario che io ascolti tutta la storia di come il padre ha trattato male la figlia! Se riusciamo a mettere l’attenzione su quello che la persona sente verso di me in quel momento, credo che contribuiremo molto di più alla guarigione.
Marshall B. Rosenberg, Comunicazione e potere, Edizioni Esserci, Reggio Emilia 2010, p. 89-90


mercoledì 5 ottobre 2016

IL MONDO E’ STRANO - Carlos Castaneda (1925-1998)


“Per me, il mondo è strano perché è stupendo, imponente, misterioso, insondabile; ho cercato di convincerti che ti devi assumere la responsabilità dell’essere qui, in questo mondo meraviglioso, in questo tempo meraviglioso. Ho voluto convincerti che devi imparare a far contare ogni atto, dal momento che resterai su questo mondo solo per breve tempo, troppo breve in verità per assistere a tutte le sue meraviglie”.
Carlos Castaneda, Viaggio a Ixtlan. Le lezioni di don Juan, Astrolabio, Roma 1973, 84.


lunedì 3 ottobre 2016

TERZA LEGGE DELLA SPIRITUALITA’ INDIANA


“Il momento in cui avviene è il momento giusto”.
Tutto inizia al momento giusto, non prima non dopo. Quando siamo pronti a iniziare un qualcosa di nuovo nella nostra vita, è allora che avverrà.

mercoledì 21 settembre 2016

QUANDO MANGIO, MANGIO - Anthony De Mello (1931-1987)


A un famoso guru, che aveva avuto il dono dell'illuminazione, i suoi discepoli chiesero: “Maestro, la tua illuminazione cosa ha provocato in te? Cosa ti ha dato?”.
L'uomo rispose: “Bene, vi racconto quello che essa mi ha dato: quando mangio, mangio; quando guardo, guardo; quando ascolto, ascolto. Questo essa mi ha dato!”.
I suoi discepoli obiettarono: “Ma tutti fanno così!”.
E il maestro rispose ridendo: “Tutti fanno così? Allora tutti devono essere illuminati!”.
Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, Piemme, Milano 1996, p. 40.


martedì 20 settembre 2016

SIATE CONSAPEVOLE DEL FATTO CHE STATE INSPIRANDO - Anthony De Mello (1931-1987)


Una leggenda narra che Buddha attraversò tutto il paese in cerca dell'illuminazione; visitò i principali maestri della sua epoca, praticò tutte le discipline e le spiritualità esistenti, ma non raggiunse l'illuminazione. Alla fine desistette. Disperato, si sedette sotto un fico e venne illuminato.
Anni dopo, i suoi discepoli gli chiesero: “Maestro, raccontaci il segreto dell'illuminazione. Come l'hai ottenuta?”.
Non esistono segreti o tecniche. E il maestro tentava di spiegarlo loro. I discepoli però volevano conoscere la tecnica. Allora Buddha - me lo immagino mentre strizza l'occhio - disse: “Va bene, vi rivelo la tecnica. Quando state inspirando, siate consapevoli del fatto che state inspirando. E quando state espirando, siate consapevoli del fatto che state espirando”.
Non è straordinario? Non sembra particolarmente spirituale. Sapete qual era la sua intenzione? Voleva che i discepoli entrassero nel presente! Egli sapeva, da illuminato qual era, che Dio non è domani, Dio è ora. La vita non è domani, è ora. L'amore non è domani, è ora. L'illuminazione è ora. Se viveste per il presente, verreste illuminati. Sì. Davvero.
Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, Piemme, Milano 1996, p. 37-38.


lunedì 19 settembre 2016

IL VECCHIO BARCAIOLO - Anthony De Mello (1931-1987)


Un vecchio e saggio barcaiolo trasportava i pellegrini in un santuario. Un giorno qualcuno gli chiese: “Sei già andato al santuario?”.
Il barcaiolo rispose: “No, non ancora, perché non ho ancora scoperto tutto ciò che il fiume ha da offrirmi. In questo fiume trovo la saggezza, trovo la pace, trovo Dio”.
I pellegrini al contrario neppure notavano il fiume, le loro menti erano concentrate sul santuario, non potevano vedere il fiume. Potrebbe essere questa la storia della nostra vita? È come prendere in mano la tazzina del caffè per berlo, senza alzarla realmente, perché non si è lì, e non bere mai il caffè, perché non si è lì, e così via. È una tragedia. Perdiamo la nostra vita!
Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, Piemme, Milano 1996, p. 37-38.


sabato 26 dicembre 2015

CANTO DI NATALE – Mariapia Veladiano


È la vigilia di Natale, c’è la nebbia, è buio, fa freddo nel negozio, fa freddo nella strada ma il vero freddo è «il freddo che aveva dentro». «Gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli raggrinziva le gote, ne induriva l’andatura, gli arrossava gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante. Una brina ghiacciata gli copriva il capo, sopracciglia e mento legnoso; ed egli portava sempre in giro con sé quella sua bassa temperatura, che gelava il suo ufficio anche nei giorni di canicola, e non saliva, sia pure di un grado, neanche al tempo di Natale».
Ebenezer Scrooge è il protagonista del Canto di Natale di Charles Dickens e trascorre i giorni della sua vita scalpellato in un suo egoismo così compatto che il freddo dell’inverno nemmeno lo sente perché lo emana in proprio lungo tutto l’arco dei mesi e insieme ostinatamente s’impegna a credere che scelta non ci sia, a credere che la vita sia così, questo furioso difendere il proprio tangibile bene, fatto di cose che non si usano per risparmiarle a se stesse, di case che non si riscaldano per accumulare in banca titoli che non si godono perché hanno la missione di aumentare, sempre di più, sempre di più.
Difendere le cose e insieme difendersi dai sentimenti, sia mai che costino un regalo o anche solo una gratitudine, spiffero di vita che ci invade. Per cui l’affetto del nipote ostinatamente cordiale è solo molesto. Ma bisogna difendersi soprattutto dai sensi, «perché un nonnulla basta a turbarli. Un piccolo imbarazzo di stomaco può renderli ingannevoli». Benevolenza da buona digestione, sia mai che dopo ci si debba pentire. E in questo generale totale assoluto viaggiare solo e diffidente, la visita del socio Marley, peraltro del tutto defunto da sette anni, cade inizialmente sotto l’accetta del sospetto, come tutte le relazioni della sua vita circoscritta, serrata, inchiavistellata.
Triste lui, rattristati quelli che gli stanno intorno, come si fa a non vedere? Come facciamo tutti a non vedere la nostra infelicità?
Il socio Jacob Marley che arriva dall’oltretomba carico di una catena da lui stesso costruita in vita, fatta di «chiavi, lucchetti e libri mastri», spiega a Scrooge come a un bambino che non vuol capire. È la vita circoscritta la colpa e la condanna insieme, il non essersi mai allontanato dall’ufficio, mai «oltre gli stretti limiti del nostro minuscolo banco di cambio», gli occhi incollati a terra e ai beni e mai mai alla «stella benedetta che condusse i magi a una capanna».
Al di là del vortice di buoni sentimenti, di un mondo povero ma felice in cui Scrooge viene trasportato dallo spirito del Natale passato e dallo spirito del Natale presente, e anche al di là dell’orrore ormai scontato in cui lo precipita la visione del Natale futuro, che lo immerge nella realtà della sua morte e dello sciacallaggio da cui è circondata, il viaggio natalizio di Scrooge è sostanzialmente un vedere. «Vieni e vedi». Non sono le parole a trasformarlo ma il lineare vedere come ciò che si è scelto ha avuto conseguenze su di noi e sul mondo e come quel che faremo da ora in poi è ancora tutto nelle nostre mani, non è scritto.
Ciò che Scrooge impara è qualcosa che in fondo sappiamo ma dimentichiamo, e cioè che è la solitudine a disseccare la nostra umanità. Non è bene che l’uomo sia solo. Ed è la cecità lo strumento che ci permette di vivere così. Di non vivere così. Caino dov’è tuo fratello? Scrooge che esce dalla notte di Natale vivo dopo aver attraversato il suo funerale è un uomo che vede, improvvisamente vede: il tacchino da regalare, i gentiluomini che aveva cacciato senza fissarli negli occhi il giorno prima, e sente improvvisamente il freddo del negozio e la gioia della festa e la felicità di rendere felici, felice della felicità degli altri.
Chissà se il terribile peccato contro lo Spirito non è semplicemente questo negarsi alla vita, alla ricerca della propria piccola arruffata sgangherata felicità. Movimento rischioso, si può amare e perdere, partire e cadere. «Sono solo un mortale, potrei anche cadere», dice Scrooge al fantasma dei natali passati. La condizione di tutti è questo poter cadere ma permettere alla paura di inchiodarci a un destino che vogliamo credere scolpito è negarsi il bene che la vita disperde lungo gli anni che ci sono consegnati.
Questo movimento può sembrare forse sul principio e anche dopo, a tratti, più difficile e molesto del quieto restare al banco del cambio, che diventa poi faticoso difendere una posizione, arginare la forza del mondo di affetti e relazioni che naturalmente e senza pretese arriva, entra dalla porta nella forma del suono di mani che sbattono l’una contro l’altra per vincere il freddo, o piedi che scivolano sul ghiaccio mescolati alla voce di un bambino che canta canzoni di Natale.
Aprire gli occhi alla vita è realtà prima che metafora e se non cambierà il mondo intero cambierà il nostro mondo e quello di un bel po’ di persone che ci stanno intorno. Non è poco, proprio no.
Mariapia Veladiano, “Il Regno”, 10 (2015)


giovedì 29 ottobre 2015

LA FELICITA’ SI COLTIVA QUI E ADESSO - Alexandre Jollien



Immaginando sempre la felicità come un altrove, io la differisco: "altrove", "dopo", non sono altro che modi di vedere della mente. E tutte le ore perdute a progettare se stessi, a imbastire mille strategie, per gioire un giorno della felicità, hanno oscurato i piaceri dell’istante.
Ma tu mi liberi da questa dissipazione, e posso aprire le braccia al bene che è a mia disposizione. Ecco la questione importante: gustare il qui e l’ora, assaporare tutte le cose buone, e sono davvero abbondanti, che mi offre il singolo istante.
Alexandre Jollien, Cara filosofia, p. 45.


mercoledì 28 ottobre 2015

COME ESSERE FELICE? - Alexandre Jollien



Mi sono spesso chiesto: «Di cosa ho bisogno per essere felice?». Con tenerezza, con insistenza, tu hai corretto il mio punto di osservazione: «Come essere felice, qui e ora?».
Riuscirò, dunque, a essere tanto audace da non rinviare più i miei desideri verso una felicità lontana, e cominciare invece a coltivare la felicità là dove essa si offre?
Alexandre Jollien, Cara filosofia, p. 43.


giovedì 13 agosto 2015

ABITARE IL PRESENTE – Irvin Yalom


E’ solo il presente il luogo che dobbiamo abitare. Ieri e domani non esistono. I ricordi passati, i desideri futuri, producono solo inquietudine. 
La via verso l’equanimità sta nell’osservare il presente e nel permettergli di fluire indisturbato lungo il fiume della nostra consapevolezza.

Irvin Yalom, La cura Schopenhauer, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2005.

giovedì 16 luglio 2015

I MOMENTI DI FELICITA’ – Gianrico Carofiglio


Qualcuno ha detto che i momenti di felicità ci prendono di sorpresa e a volte – spesso - non ce ne accorgiamo nemmeno. Scopriamo di essere stati felici soltanto dopo, che è una cosa assai stupida.
Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio, Palermo 2010.


sabato 20 giugno 2015

CIO' CHE CONTA E’ IL SEME CHE GETTO ORA- Antoine de Saint Exupery


Il futuro lo si costruisce, non prevedendo ma creando. Dando un volto alle cose disparate che mi circondano avrò creato qualcosa che guiderà gli uomini.
Occorre quindi esprimere il presente, creando un tempio, un corpo, una proprietà che vivrà nel futuro e io non so come. Ma ciò che conta è il seme che getto.
Antoine de Saint Exupery, Cittadella, Borla, Roma 1978


venerdì 20 febbraio 2015

L’ERRORE DI ACCUMULARE - Pierre Lévy


Uno dei nostri errori è di voler accumulare. Accumuliamo conoscenze, esperienze, meriti, rancori. Il senso di colpa è un altro modo ancora di accumulare colpe.
La difficoltà sta nel mollare la presa per aprirsi a ciò che esiste realmente: l'istante presente.

Pierre Lévy, Il fuoco liberatore

giovedì 12 febbraio 2015

SENTIRE LE PROPRIE EMOZIONI - Pierre Lévy


Vi siete già fatti estrarre i denti del giudizio? Vi ricordate di cosa avete sentito quando l'effetto dell'anestesia è terminato? 
Ecco cosa rischiate che vi succeda, ma su scala ben più ampia, il giorno in cui deciderete di impegnarvi sul cammino spirituale. Infatti, su questo cammino si tratta in primo luogo di sentire le proprie emozioni, qui e ora. 
Tutte le emozioni non sentite in piena coscienza fino a oggi si sono materializzate nel vostro mondo, nel vostro corpo, nelle rigidità della vostra anima, e dopo il loro risveglio repentino la loro fluidità ritrovata vi invade con violenza inaudita. 
È il primo shock della «conversione». Non appena vi sarete sentiti(e) per ciò che siete, per come vibrate e soffrite, solo in quel momento esisterete, nel pieno senso del termine.
L'ego, la vostra «identità» è ciò che avete costruito sulla vostra inesistenza, sulla vostra anestesia, sulla cecità e la sordità ai veri bisogni della vostra anima.

Pierre Lévy, Il fuoco liberatore

mercoledì 11 febbraio 2015

LA REGOLA DEL PRESENTE - Pierre Lévy


Sentire, senza alcun pregiudizio, nel nostro cuore, ciò che accade qui e ora, fuori dall'apparenza, indipendentemente dai titoli, dai nomi, dalle convenienze e dall'ambiente.

Pierre Lévy, Il fuoco liberatore

martedì 10 febbraio 2015

QUAL E’ IL SENSO DELLA VITA? - Pierre Lévy


Qual è il senso della vita? Come se ci fosse una vita che sia altro da te e un senso della vita separato dalla vita! Smetti di chiedere il senso della vita. Tu sei la vita! Non c'è altra vita che te, qui, ora. Abbandona ogni illusione di un qualsiasi riferimento esterno. Tutto è te. Tutto ciò che puoi vivere è la tua stessa vita. La tua libertà è completa, come la tua solitudine. Il senso della vita è quello che tu costruisci istante dopo istante. [...]
Qual è il senso della vita? Risposta: sii presente!
Questa «risposta» cerca di svegliare il dormiente che fa la domanda.

Pierre Lévy, Il fuoco liberatore

martedì 27 gennaio 2015

NON C’E’ LIBERTA’ SENZA RINUNCIA – Pierre Lévy


Non c'è libertà senza rinuncia. Molla la presa su tutti i tuoi oggetti di avidità e di aggressione. Molla la presa su ogni idea di come le cose dovrebbero essere. Smetti di aggrapparti a un'immagine di te. Abbandona l'ego. Vivere pienamente ogni istante equivale ad accettare di morire in ogni istante.


Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella Editore, 2000
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