Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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lunedì 25 settembre 2017

LE PERSONE PIU' FELICI - Kahlil Gibran



Le persone più felici

non sono necessariamente 

quelle che hanno

il meglio di tutto,

ma quelle

che traggono il meglio

da ciò che hanno. 


Kahlil Gibran 

domenica 27 novembre 2016

GIORGIO GABER - L'ILLOGICA ALLEGRIA (LIVE)



Da solo lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so del mondo e anche del resto
lo so che tutto va in rovina
ma di mattina quando la gente dorme
col suo normale malumore
Mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio che ne so
E sto bene
io sto bene come uno che si sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene che vergogna
Io sto bene
proprio ora proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita cosi
E’ come un’illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia
E’ come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene
la la la la la la
quest’illogica allegria
proprio ora proprio qui
Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino

1981-82

mercoledì 16 novembre 2016

A CHE SERVE LAMENTARSI - Oliver Burkeman


In Colorado c’è un uomo che, come è facile immaginare, è molto infastidito dal rumore degli aerei che arrivano e partono dall’aeroporto di Denver, a una cinquantina di chilometri da casa sua. Fino a che punto lo irritano, esattamente? Secondo un recente studio, nel 2015, ha mandato 3.555 dei 4.870 reclami ricevuti dall’aeroporto. E non è un caso unico. Cinque persone hanno mandato il 61 per cento dei reclami all’aeroporto di Portland, e a Washington, “due persone che abitano nella stessa casa”, in un anno hanno inviato 6.852 lettere di protesta all’aeroporto nazionale Ronald Reagan (a proposito del rumore, intendo. Lo studio non fa parola di quanti si sono lamentati perché è stato dedicato a Reagan).
Essendo io stesso un habitué dei reclami ufficiali, confesso di provare una certa ammirazione per queste persone. Sì, lo so che una delle caratteristiche fondamentali della follia è ripetere sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso. Ma rispetto la loro sfida cosmica. Il mondo è assurdo e irritante, ma almeno qualcuno ha abbastanza rispetto per se stesso per continuare a protestare contro questa realtà.
Non che questo lo renda più felice. I risultati della ricerca dimostrano che l’irritazione e le lamentele si autoalimentano. Obiettare a qualcosa che non possiamo controllare provoca una momentanea sensazione di catarsi, ma in genere peggiora le cose, aumentando l’attenzione che dedichiamo a quel problema, il che lo rende ancora più invadente. Finiamo per avere una percezione più acuta del rumore successivo e per irritarci ancora di più quando arriva.
Siamo stressati anche quando il rumore non c’è, perché rimaniamo in tensione, aspettando che il silenzio sia interrotto. A quel punto è comprensibile che i reclami diventino centinaia: lamentarsi alimenta l’irritazione. È più facile rendercene conto se pensiamo a questi piccoli fastidi come difficoltà che incontriamo in un rapporto, in questo caso si tratta del nostro rapporto con l’ambiente. Inveire contro queste cose è come disamorarsi del proprio partner e continuare a litigare senza scopo. È mai servito a qualcosa?
Come al solito, i buddisti l’hanno capito prima di noi. La “prima nobile verità” del buddismo spesso è resa con l’espressione “la vita è sofferenza”, ma questa traduzione è un po’ troppo melodrammatica, fa pensare a una continua agonia, mentre in realtà per la maggior parte di noi, grazie al cielo, non è sempre così. La parola usata nella lingua originale, dukka, significa qualcosa che si avvicina di più a “non appagamento”. La vita può essere meravigliosa, orribile o una via di mezzo, ma in sottofondo c’è sempre qualcosa che non va: o quello che sta succedendo è spiacevole oppure è piacevole ma sappiamo che prima o poi finirà. Quelli che si lamentano del rumore degli aerei sono immersi fino al collo nel dukka, sono infelici quando passa un aereo e infelici quando non passa, perché sanno che quel silenzio non durerà.
Una delle grandi intuizioni del buddismo è che l’insoddisfazione non deriva dalle situazioni stesse, ma dal modo in cui pensiamo di raggiungere la felicità: cercando le situazioni giuste e sperando che durino per sempre. È una ricerca destinata a fallire, perché niente dura per sempre. Gli aerei vanno e vengono, e si può essere felici solo non facendoci caso. Anche se penso che Budda deve aver fatto eccezione per “l’allegro cinguettio” della suoneria del Samsung. Quello è veramente insopportabile.

Tratto da Internazionale del 15 novembre 2016 (Traduzione di Bruna Tortorella).
Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

lunedì 26 settembre 2016

L’ACCETTAZIONE – Christophe André


Nella pratica, l’accettazione consiste nel dire mentalmente sì a qualcuno che è in disaccordo con noi; non sì alle sue argomentazioni (“Sì, ha ragione”), ma sì, invece, all’esistenza delle sue argomentazioni e del suo disaccordo (“Sì, vedo che non è d’accordo”), continuando ad ascoltare per capire, prima di contraddire.
Significa dire sì alla sconfitta, senza però sottomettersi; sì alle avversità, perché ci sono, ma senza abbassare la testa. Accettare vuol dire prendere il tempo necessario per esaminare ciò che accade; il tempo di respirare, in modo da capire e sentire, prima di decidere cosa fare.
L’accettazione non è mai al posto dell’azione, ma prima: prima di scegliere l’azione adeguata. La vera scelta. Senza accettazione avremmo solo azioni impulsive, che ci indurrebbero a muoverci sempre nello stesso modo, nella stessa direzione.
Che rapporto ha tutto ciò con la felicità? E’ semplice: l’accettazione ci libera da molti conflitti inutili. Conflitti contro il mondo fuori di noi, che ci sfiniscono, in cui faremmo meglio a mollare la presa; e conflitti dentro di noi, perché cercare di opporsi al reale (“No, non è possibile!”, “No, non è vero!”, “Forse è solo un brutto sogno!”) non fa che logorarci.
Christophe André, E non dimenticarti di essere felice. Esercizi di psicologia positiva, Mondadori, Milano 2015, p. 26-27


sabato 24 settembre 2016

IL TERZO DESIDERIO - Anthony De Mello (1931-1987)


C'è una bellissima storia di un uomo che importunava sempre Dio con richieste di ogni genere. Un giorno Dio sbottò: “Basta! Sono stufo! Ti concedo solo tre richieste. Dopo avertele esaudite, non ti darò più nulla. Su, presentami le tue tre richieste”.
L'uomo rimase esterrefatto e chiese: “Posso chiederti qualunque cosa?”.
E Dio: “Sì!, ma solo tre richieste e basta!”.
Allora l'uomo cominciò a dire: “Sai, Signore, ho un po' di vergogna, ma mi piacerebbe liberarmi di mia moglie: è una stupida e sta sempre a... tu lo sai, Signore! È insopportabile. Non riesco a vivere con lei. Mi potrei liberare di lei?”.
Va bene - disse Dio - il tuo desiderio sarà soddisfatto”. E sua moglie morì. Quando i parenti e gli amici vennero al funerale e cominciarono a pregare per la morta, all'improvviso l'uomo rientrò in sé ed esclamò: “Mio Dio, avevo una moglie fantastica e non l'apprezzavo quando era in vita”. Allora si sentì molto male, corse incontro a Dio e gli chiese: “Riportamela in vita, Signore”.
Dio rispose: “Va bene; il tuo secondo desiderio sarà accolto”.
Ora gli rimaneva un solo desiderio. Pensò: “Cosa devo chiedere?”. Chiese un parere agli amici. Alcuni gli consigliarono: “Chiedi dei soldi. Con il denaro puoi avere quello che vuoi”. Altri: “A cosa ti serve il denaro se non hai la salute?”. Un altro amico gli disse: “A cosa ti serve la salute se un giorno morirai? Chiedi l'immortalità!”. Il pover'uomo non sapeva più cosa chiedere, perché altri dicevano: “A cosa serve l'immortalità se non hai nessuno da amare? Chiedi l'amore”. Allora si mise a pensare, a pensare... e non riuscì ad arrivare ad alcuna conclusione, non riusciva a sapere cosa voleva.
Trascorsero cinque... dieci anni...
Un giorno, Dio gli domandò: “Quando pensi di presentarmi la tua terza richiesta?”.
E il pover'uomo disse: “Signore, sono tutto confuso, non so cosa chiedere! Potresti suggerirmi tu cosa devo chiedere?”.
Dio rise quando sentì questo e disse: “Va bene, te lo dico io cosa devi chiedere. Chiedi di essere felice, qualunque cosa possa capitarti. Qui sta il segreto!”.
Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, Piemme, Milano 1996, p. 27-28.


sabato 28 maggio 2016

UNA CENA SPECIALE - Anonimo


Dopo ventun anni di matrimonio, mia moglie mi prese da parte per dirmi qualcosa di importante. Voleva che passassi del tempo con un’altra donna, la portassi al ristorante e poi al cinema. Mia moglie mi disse: “Ti amo, ma so che anche quest’altra donna ti ama, e voglio che tu trascorra del tempo con lei”.
Quest’altra donna era mia madre. Viveva sola da diciannove anni, dopo la morte di mio padre. Per il mio lavoro e per il grande impegno che sono i miei tre figli potevo vederla veramente poco. Così quella stessa sera ho fatto quello che mia moglie voleva. Ho invitato mia madre al ristorante e al cinema.
“Cosa è successo? Sei sicuro che vada tutto bene?”, mi chiese mia madre. “Ho pensato che sarebbe stata una buona idea passare del tempo insieme, solo io e te”, risposi io. Mia madre, al telefono, rimase in silenzio per qualche secondo e poi disse: “Mi farebbe molto piacere!”
Il venerdì successivo sono andato a prenderla a casa. Ero un po’ nervoso, era passato tantissimo tempo. Lei si era fatta i capelli e indossava il vestito del suo venticinquesimo anniversario di matrimonio. Il suo sorriso era raggiante.
“Ho detto alle mie amiche che uscivo con mio figlio, e tutte sono rimaste colpite”, mi ha detto entrando in macchina. “Non vedo l’ora di raccontar loro la nostra serata.”
Siamo andati al ristorante. Un posto non troppo elegante, ma intimo. Ci siamo seduti e le ho dovuto leggere il menù, dato che riusciva a leggere solamente i caratteri più grandi. Appena ho finito di leggere le portate ho girato gli occhi ed ho visto che mi guardava con un sorriso carico di nostalgia: “Quando eri piccolo, ero io che dovevo leggerti il menù”, mi ha detto con semplicità. “Allora, è tempo che tu ti riposi e mi lasci restituire il favore”, ho risposto.
Abbiamo cenato e parlato delle nostre vite. Alla fine abbiamo parlato talmente tanto che ci siamo dimenticati di andare al cinema. Ma, in realtà, non ci è dispiaciuto averlo perso. Quando l’ho riaccompagnata a casa, mi ha detto che voleva uscire di nuovo, ma solo se le promettevo che l’avrei lasciata invitare me la prossima volta. Ho accettato.
“Com’è andato l’appuntamento”, mi chiese mia moglie al rientro a casa. “È andato benissimo, meglio di come avrei immaginato.”
Non sono però stato in grado di mantenere la promessa che le avevo fatto. Infatti, pochi giorni dopo, mia madre morì a causa di un problema cardiaco. È successo tutto così velocemente che nessuno ha potuto aiutarla.
Dopo alcune settimane ho ricevuto una busta con la copia di un conto del ristorante in cui ero stato con mia madre. Insieme alla ricevuta trovai un bigliettino con scritto: “Ho pagato questo conto in anticipo. Non ero sicura che avrei potuto esserci. Ho già pagato per due, per te e per tua moglie. Non sai quanto questa serata abbia significato per me. Ti amo tanto, figlio mio.”


Anonimo

giovedì 29 ottobre 2015

LA FELICITA’ SI COLTIVA QUI E ADESSO - Alexandre Jollien



Immaginando sempre la felicità come un altrove, io la differisco: "altrove", "dopo", non sono altro che modi di vedere della mente. E tutte le ore perdute a progettare se stessi, a imbastire mille strategie, per gioire un giorno della felicità, hanno oscurato i piaceri dell’istante.
Ma tu mi liberi da questa dissipazione, e posso aprire le braccia al bene che è a mia disposizione. Ecco la questione importante: gustare il qui e l’ora, assaporare tutte le cose buone, e sono davvero abbondanti, che mi offre il singolo istante.
Alexandre Jollien, Cara filosofia, p. 45.


mercoledì 28 ottobre 2015

COME ESSERE FELICE? - Alexandre Jollien



Mi sono spesso chiesto: «Di cosa ho bisogno per essere felice?». Con tenerezza, con insistenza, tu hai corretto il mio punto di osservazione: «Come essere felice, qui e ora?».
Riuscirò, dunque, a essere tanto audace da non rinviare più i miei desideri verso una felicità lontana, e cominciare invece a coltivare la felicità là dove essa si offre?
Alexandre Jollien, Cara filosofia, p. 43.


lunedì 26 ottobre 2015

CARA FILOSOFIA - Alexandre Jollien


Alexandre Jollien, nella premessa a Cara Filosofia afferma di aver scritto questo libro per «descrivere una condizione dello spirito e individuare alcuni strumenti che consentano di progredire nella gioia» e lo fa convocando alcuni filosofi ai quali si rivolge attraverso delle lettere, alternate a sette missive alla maestra di tutti, Dama Filosofia. I destinatari sono Severino Boezio, Epicuro, Erasmo da Rotterdam, Spinoza, Schopenhauer, Etty Hillesum, cioè coloro che hanno costituito dei punti di riferimento per la sua crescita interiore, coloro che l’hanno aiutato nel suo ‘dopoguerra’ a «liberare lo spirito dalle sue catene».
Alexandre Jollien è cerebroleso dalla nascita a causa di un’asfissia provocata durante il parto dal cordone ombelicale e ha trascorso diciassette anni in un centro specializzato per handicappati. Ha gravi difficoltà a camminare, leggere e parlare, ma è riuscito, con grande tenacia, a frequentare una scuola commerciale e studiare filosofia all’Università di Friburgo e poi a Dublino. Oggi è sposato e padre di due figli.
Aveva narrato la propria vicenda interiore e umana in Elogio della debolezza e poi in Il mestiere di uomo (editi da Qiqajon), mostrando come il concetto di normalità fosse relativo e come, nella debolezza, risiedesse la forza. Jollien parla di questo tempo passato come del ‘tempo del combattimento’, in cui ha cercato instancabilmente di trovare risposte a domande importanti che la vita gli aveva messo nella mente e nel cuore. Ora, in Cara Filosofia, approfondisce il mistero della propria e altrui vita, facendo appello alla libertà interiore, nella certezza che sia possibile il passaggio dall'angosciato chiedersi «Di cosa ho bisogno per essere felice?» a un interrogativo più pacato: «Come essere felice, qui e ora?». Con l’intento, come evidenzia il sottotitolo - Un percorso per la costruzione del sé - di offrire uno strumento di riflessione per dare forma a se stessi.
Jollien nel dialogo con i sapienti, riflette sul fatto che la felicità assoluta è irraggiungibile mentre è alla portata di ciascuno la gioia, che si può provare anche nel dolore; una felicità qui e ora, da viversi nei piccoli gesti quotidiani.
L’autore si rivolge anche alla Morte, in una delle lettere più toccanti e commoventi, prendendo in considerazione il proprio atteggiamento verso la fede: «Ho l'abitudine di dire che mi sveglio credente e mi corico ateo. Che tu mi possa cogliere al mattino!».
Alexandre Jollien, Cara filosofia. Lettere di un giovane filosofo ai grandi Maestri, Angelo Colla Editore, Costabissara (Vicenza) 2008.

lunedì 5 ottobre 2015

L'ANCORA - Rabbi Nackman di Braslav


Se capita che, malgrado la vostra fame di felicità, tocchiate il fondo, richiamate a voi la forza attinta in tempi più felici. Non è escluso che la gioia ritorni.

Rabbi Nackman di Braslav

sabato 5 settembre 2015

VIVERE CON GIOIA – Dalai Lama


La vera serenità è radicata nell'affetto e nella compassione, e coinvolge in grado elevato la sensibilità e il sentimento. Fino a che ci mancherà la disciplina interiore, la calma interiore, non importa di quali facilitazioni esterne o condizioni godremo, non ci procureranno mai quel sentimento di gioia o felicità che cerchiamo. Se invece possediamo tale qualità interiore, cioè la calma della mente e un certo grado di stabilità interiore, anche se siamo privi delle varie facilitazioni esterne che normalmente sono considerate necessarie per una vita felice, è possibile comunque vivere felicemente e con gioia.
Dalai Lama, L’arte di essere pazienti, Neri Pozza, Vicenza 1998-2011


lunedì 24 agosto 2015

ARMONIA E SERENITA’ – José Saramago


Sarebbe come credere che ciò che chiamiamo felicità sia uno stato di gioia permanente, cosa che non esiste e non è mai esistita: se la gioia non è permanente ci saranno sicuramente momenti di tristezza per qualcosa che si è perduto, per qualcosa che manca, per un’assenza: tutto questo può portare ad un sentimento di tristezza.
Mi lascia indifferente il concetto di felicità, ritengo più importanti la serenità e l’armonia. Il concetto di felicità presuppone che uno sia contentissimo, che se ne vada in giro ridendo, abbracciando tutti, dicendo sono felice, che meraviglia. E’ chiaro che anche un mal di denti gli toglierà la gioia e quindi la felicità. Penso che la serenità sia una cosa diversa. La serenità ha molto dell’accettazione, ma include anche un certo autoriconoscimento dei propri limiti.
Vivere in armonia non significa non avere conflitti, ma poter convivere con gli stessi serenamente. Non voglio elevarmi ad esempio, ma io ora vivo in armonia con l’ambiente.

José Saramago, da un’intervista del 2011

giovedì 16 luglio 2015

I MOMENTI DI FELICITA’ – Gianrico Carofiglio


Qualcuno ha detto che i momenti di felicità ci prendono di sorpresa e a volte – spesso - non ce ne accorgiamo nemmeno. Scopriamo di essere stati felici soltanto dopo, che è una cosa assai stupida.
Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio, Palermo 2010.


domenica 10 maggio 2015

E’ PROIBITO – Alfredo Cuervo Barrero


E’ proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.

E’ proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.

È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.

E’ proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.

E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.

E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.

E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.

E’ proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgano meno della tua,
non credere che ciascuno tenga il proprio cammino
nelle proprie mani.

E’ proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.

E’ proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

Originale spagnolo
QUEDA PROHIBIDO
¿Qué es lo verdaderamente importante?
Busco en mi interior la respuesta,
y me es tan difícil de encontrar.

Falsas ideas invaden mi mente,
acostumbrada a enmascarar lo que no entiende,
aturdida en un mundo de falsas ilusiones,
donde la vanidad, el miedo, la riqueza,
la violencia, el odio, la indiferencia,
se convierten en adorados héroes.

Me preguntas cómo se puede ser feliz,
cómo entre tanta mentira se puede vivir,
es cada uno quien se tiene que responder,
aunque para mí, aquí, ahora y para siempre:

Queda prohibido llorar sin aprender,
levantarme un día sin saber qué hacer,
tener miedo a mis recuerdos,
sentirme sólo alguna vez.

Queda prohibido no sonreír a los problemas,
no luchar por lo que quiero,
abandonarlo todo por tener miedo,
no convertir en realidad mis sueños.

Queda prohibido no demostrarte mi amor,
hacer que pagues mis dudas y mi mal humor,
inventarme cosas que nunca ocurrieron,
recordarte sólo cuando no te tengo.

Queda prohibido dejar a mis amigos,
no intentar comprender lo que vivimos,
llamarles sólo cuando les necesito,
no ver que también nosotros somos distintos.

Queda prohibido no ser yo ante la gente,
fingir ante las personas que no me importan,
hacerme el gracioso con tal de que me recuerden,
olvidar a toda la gente que me quiere.

Queda prohibido no hacer las cosas por mí mismo,
no creer en mi dios y hacer mi destino,
tener miedo a la vida y a sus castigos,
no vivir cada día como si fuera un último suspiro.

Queda prohibido echarte de menos sin alegrarme,
olvidar los momentos que me hicieron quererte,
todo porque nuestros caminos han dejado de abrazarse,
olvidar nuestro pasado y pagarlo con nuestro presente.

Queda prohibido no intentar comprender a las personas,
pensar que sus vidas valen más que la mía,
no saber que cada uno tiene su camino y su dicha,
pensar que con su falta el mundo se termina.

Queda prohibido no crear mi historia,
dejar de dar las gracias a mi familia por mi vida,
no tener un momento para la gente que me necesita,
no comprender que lo que la vida nos da, también nos lo quita.



Alfredo Cuervo Barrero

venerdì 19 settembre 2014

EDUCARE E’ DIFFICILE – Mario Lodi (1922-2014)


Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: "diventare miliardario!". Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere.
Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza.
A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Mario Lodi, saluto al Convegno "Educare è difficile", Legambiente – MCE, Perugia, marzo 2003

venerdì 8 agosto 2014

LE DUE GOCCE D’OLIO – Paulo Coehlo


Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
“Nel frattempo, voglio chiederti un favore,” concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. “Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio.”
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
“Allora,” gli domandò questi, “hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?”
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.
“Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo,” disse il Saggio. “Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.”
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte era disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
“Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?” domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
“Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti,” concluse il più Saggio dei saggi. “Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino.”
Paulo Coelho, L’alchimista, 1988, ed. it. Bompiani, Milano 1995, P. 45-47.


martedì 1 luglio 2014

SERENITA’ – Rita Levi-Montalcini (1909-2012)


La felicità non esiste, è solo un attimo, ma per il resto bisogna sforzarsi di vivere con la serenità di chi apprezza e ama la vita, cercando di far prevalere sempre l’ottimismo sul pessimismo, che è un sentimento sterile.
La serenità si raggiunge con l’amore verso noi stessi, verso il prossimo, nella comprensione e nell’accettazione dei nostri errori. Lasciatevi travolgere dalla dedizione verso il prossimo e otterrete la serenità.
Rita Levi-Montalcini: Aggiungere vita ai giorni, a cura di Raffaella Ranise e Giuseppina Tripodi, Longanesi, Milano 2013, p. 30.


domenica 3 novembre 2013

SEMPLICI CONSIGLI - Dalai Lama


Essere buoni, sinceri, avere pensieri positivi,
perdonare chi ci ha fatto un torto,
trattare tutti come amici, 
soccorrere coloro che soffrono,
non considerarsi mai superiori agli altri:
consigli troppo semplici in apparenza,
ma provate a metterli in pratica, e vedrete se non sarete più felici.

Dalai Lama

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