Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber
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giovedì 10 marzo 2016

4. TROPPE SCUOLE SENZA DIRIGENTE


Più di un quarto delle scuole italiane sono senza dirigente, cioè hanno un preside in reggenza: un dirigente così si trova a dover gestire due (in alcuni casi tre!) istituti, senza la possibilità di essere sostituito neanche temporaneamente. Si pensi che il Presidente della Repubblica è sostituibile legalmente a tutti gli effetti, ma un dirigente scolastico, no!.
Questo fatto si traduce inevitabilmente in una grave dequalificazione del servizio. Una scuola senza dirigente è come una nave senza capitano e sulle navi c’è sempre un comandante in seconda…
I dirigenti chiedono di indire immediatamente un concorso dirigenziale affinché ogni scuola abbia il proprio dirigente.
E’ necessario inoltre prevedere una vera e propria “carriera” per gli insegnanti, prevedendo la vicepresidenza, anche per dare maggior senso alla transizione professionale tra docenza e dirigenza.

Laura Biancato e tanti altri dirigenti scolastici italiani
http://www.dirigentiscolasticitaliani.it/wp/


venerdì 16 ottobre 2015

LA SOLITUDINE E’ DIFFICILE – Rainer Maria Rilke


Roma, 14 maggio 1904
Mio caro signor Kappus,
molto tempo è trascorso da quando ho ricevuto la Sua ultima lettera. La prego di non volermene; prima c’è stato il lavoro, poi qualche difficoltà e infine l’indisposizione, che mi hanno trattenuto dal darLe una risposta che doveva, nelle mie intenzioni, arrivarLe da giorni sereni e buoni. Ora mi sento di nuovo un po’ meglio ed eccomi caro signor Kappus a conversare con Lei di ciò che mi scrive nella Sua lettera, cosa che faccio di tutto cuore, meglio che posso.
Non si lasci fuorviare dalla Sua solitudine per il fatto che c’è qualcosa in Lei che desidera uscirne. Proprio questo desiderio, se Lei saprà servirsene serenamente, riflettendoci con attenzione e come se fosse uno strumento di lavoro, aiuterà la Sua solitudine a diffondersi su un vasto territorio. 
La gente (aiutata dalle convenzioni) ha risolto ogni cosa nella leggerezza, e nella parte più leggera della leggerezza; ma è chiaro che noi dobbiamo restare in ciò che è difficile; tutto ciò che vive vi rimane allo stesso modo, tutto nella natura si sviluppa e si difende a modo proprio, ed è se stesso fino in fondo, prova a esserlo a qualsiasi costo e contro qualsiasi resistenza. 
E’ poco ciò che sappiamo, ma che noi dobbiamo restare in ciò che è difficile è una certezza che non deve mai abbandonarci; è bene essere soli, perché la solitudine è difficile; e se qualcosa è difficile, ciò dev’essere una buona ragione perché noi la facciamo.
continua…
Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane, Qiqajon, Magnano 2015.


sabato 16 maggio 2015

L’INSEGNANTE E’ SEMPRE PIU’ SOLO – Massimo Recalcati


Nel nostro tempo l’insegnante è sempre più solo. Questa solitudine non riflette solo la sua condizione di precariato sociale, ma, come abbiamo visto, anche la rottura di un patto generazionale coi genitori. Lo studio dello psicoanalista ne raccoglie frequentemente i cocci: genitori sempre più complici e alleati di figli sempre meno riconoscenti e sempre più pretenziosi, i quali anziché sostenere l’azione educativa della Scuola, di fronte al primo ostacolo, preferiscono spianare la strada ai loro figli, evitare l’inciampo, per esempio cambiando scuola o insegnanti, insomma recriminando continuamente contro l’Altro come fanno i loro stessi figli.
Un tempo l’alleanza generazionale tra genitori e insegnanti non era mai in discussione. Il rischio era piuttosto quello di giustificare derive autoritarie del processo educativo. Oggi invece questa alleanza tende a dissolversi. L’ostacolo della differenza generazionale e dell’insuccesso scolastico viene vissuto solo come una frustrazione inutile che va semplicemente evitata. In questo difficile contesto la domanda che assilla l’insegnante sempre più solo si radicalizza: come può continuare ad amare ciò che fa? Come può resistere all’appassimento, all’accomodamento sulla routine del sapere somministrato secondo gli standard stabiliti, alla tentazione del disinvestimento o del «rinunciantesimo»?

Massimo Recalcati, L’ora di lezione, Einaudi, Torino 2014.

sabato 4 aprile 2015

RESTARE TRANQUILLI – Blaise Pascal (1623-1662)


Tutta l’infelicità degli uomini ha una sola provenienza, ossia di non saper restare tranquilli in una stanza.


Blaise Pascal, Pensieri 168, a cura di C. Carena, Torino 2004, p. 107.

sabato 1 novembre 2014

DISPERAZIONE - Mariapia Veladiano


C'è questo stupore che il tempo continui, continui oltre il nostro dolore. Com'è possibile che le persone abbiano ancora un'intenzione, una meta da raggiungere, un'incombenza da sbrigare, magari di corsa, senza niente pensare. E c’è un governo con un decreto astratto e maldestro da votare, assenti tutti dai banchi, tranne gli interessati. Perché ancora sono convinti che un interesse, il loro interesse, valga la pena. Mentre il mondo è tutta una pena. E tutti fan finta di credere a qualcosa: la cena da preparare, il bollo da incollare.
Bisogna averla conosciuta la disperazione. Toccato la fine del nostro mondo, addossati al confine ultimo, niente più in là. Non il caldo di un desiderio che ci aspetta almeno come promessa, non le mani che ci sfioravano e che abbiamo perduto, nemmeno la fantasia, la più bugiarda delle promesse. Niente.
E niente si può dire perché la disperazione sente solo parole insincere, che dicono la consolazione senza conoscerla, e fanno male come una predica distratta a un funerale.
Che ci trovino accanto. Silenziose presenze senza pretesa. Senza giudizi. Senza soluzioni. Dove trovar pace. Una vastità accogliente. Che non giudica. Che offre riposo. Non siamo soli, non siamo soli.

Mariapia Veladiano, Ma come tu resisti vita, Einaudi, Torino 2013, p. 17.

domenica 29 giugno 2014

TU… – Valentina Zanconato


Questa la dedico a te,
tu, che da piccina mi guardavi,
mi scrutavi, mi studiavi con i tuoi occhi cupi.
Tu, che per un’ora restavi lì ad osservarmi.
Cosa c’era che non andava? Ero io il problema?
Non ti piaceva il paesaggio?
Le persone che parlavano troppo?
E se tutte queste cose non ti piacevano,
e non ti facevano sentire te stessa,
perché dare quell’ “addio”,
a me che sono tua figlia?
Io che sono stata il tuo “spero”,
il tuo “voglio una bimba”.
Io ti cerco, ma tu non ci sei…
Mai!

Valentina Zanconato, classe III D, Istituto Comprensivo di Grantorto (Padova). 

domenica 25 maggio 2014

LA FATICA DELLA SPERANZA – Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944)


Sentinella, sentinella, è camminando lungo i bastioni nel tormento del dubbio proveniente dalle notti calde, è ascoltando i rumori della città quando la città non ti parla, è sorvegliando le dimore degli uomini quando sono una sola macchia scura, è respirando il deserto intorno quando non c’è che vuoto, è sforzandoti di amare senza amare, di credere senza credere, di essere fedele quando non sai più a chi devi essere fedele, è allora che prepari in te la luce della sentinella, luce che talvolta giungerà come una ricompensa e un dono dell’amore.

Sentinelle, sentinelle, c'est en marchant le long des remparts dans l'ennui du doute qui vient des nuits chaudes, c'est en écoutant les bruits de la ville quand la ville ne te parle pas, c'est en surveillant les demeures des hommes quand elles sont morne assemblage, c'est en respirant le désert autour quand il n'est que vide, c'est en t'efforçant d'aimer sans aimer, de croire sans croire, et d'être fidèle quand il n'est plus à qui être fidèle, que tu prépares en toi l'illumination de la sentinelle, qui te viendra parfois comme récompense et don de l'amour.
Antoine de Saint-Exupéry, Citadelle, 1948, 
tr. Enzo L.Gaya, Cittadella [edizione ridotta], Borla, Roma, 1978

lunedì 31 marzo 2014

LA SIGNORA KING - Anonimo


In una notte di pioggia c'era una signora di colore, al lato della strada, nello stato dell'Alabama (U.S.A.), il temporale era tremendo. La sua auto era in panne ed aveva disperatamente bisogno di aiuto. Completamente inzuppata cominciò a fare segnali alle auto che passavano.
Un giovane bianco, come se non conoscesse i conflitti razziali che laceravano gli Stati Uniti negli anni '60, si fermò per aiutarla. Il ragazzo la portò in un luogo protetto, le procurò un meccanico e chiamò un taxi per lei.
La donna sembrava avere davvero molta fretta, ma riuscì ad annotarsi l'indirizzo del suo soccorritore e a ringraziarlo.
Passati sette giorni, bussarono alla porta del ragazzo. Con sua grande sorpresa era un corriere che gli consegnò un enorme pacco contenente una grande TV a colori, accompagnata da un biglietto che diceva:

"Molte grazie per avermi aiutata in quella strada, quella notte. La pioggia aveva inzuppato i miei vestiti come il mio spirito, e in quel momento è apparso Lei. Grazie a Lei sono riuscita ad arrivare al capezzale di mio marito moribondo poco prima che se ne andasse. Dio la benedica per avermi aiutato. Sinceramente, Mrs. Nat King Cole"

venerdì 11 ottobre 2013

GLI INCANTI E LE RINUNCE - Chiara Frugoni


Tracciando un bilancio fra le attese della giovinezza e la realizzazione concreta degli ideali, nella maturità, si potrebbe concludere che la vita di Francesco e Chiara fu una storia triste: contestato precocemente Francesco dai suoi stessi frati, sostanzialmente limitato dai pontefici, oppressa Chiara da una Chiesa che non seppe mai comprenderla, tiepidamente amata allora e oggi dai frati, lasciata sola, da un certo punto in poi, dal suo stesso maestro.
Patirono tante rinunce, tante costrizioni, ma seppero vivere i loro incanti e vividamente rappresentarli, diffondendo gioia fino a oggi in modo suggestivo e felice.
Chiara Frugoni, Storia di Chiara e Francesco, p. 178


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