Foto Intestazione di Alberto Gianfranco Baccelli

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Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all'amore, il resto è niente - Giorgio Gaber

venerdì 10 febbraio 2017

VERSO UN’ALTRA STORIA - Robert H. Hopcke



                                                                 disegno di Marie Cardouat

Abbiamo riconosciuto nel tentativo di dirigere e controllare la propria esistenza una tendenza tipica degli esseri umani, quasi che decidere consciamente quale storia vivere e fare tutto il possibile, a prescindere dalle conseguenze, perché le cose vadano proprio così, sia il migliore o l’unico modo per ottenere la felicità e sentirsi realizzati.
Evidentemente, parte della meraviglia suscitata dagli eventi sincronistici risiede nella capacità di ribaltare simili aspettative.
Per puro caso, senza l’esercizio della nostra volontà, accadono a volte certi eventi che ci mostrano come le nostre vite possano seguire una traccia narrativa del tutto diversa, come la storia che ci siamo inventati per noi potrebbe benissimo non essere la nostra, e come soltanto la disponibilità a riconsiderare l’intreccio ci consentirà di utilizzare a nostro vantaggio una coincidenza significativa.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 61-62.


giovedì 9 febbraio 2017

LA SORGENTE DELLE NOSTRE STORIE - Robert H. Hopcke

                                                               disegno di Marie Cardouat

La sincronicità richiede che si affermino le proprie sensazioni come modalità cruciale dell’esperienza di vita, che le si consideri importanti quanto i pensieri e in determinate situazioni anche di più.
Le sensazioni che proviamo sono la sorgente delle nostre storie e nel contempo la forza che muove l’intreccio.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 38-39.


mercoledì 8 febbraio 2017

PROVARE EMOZIONI PROFONDE - Robert H. Hopcke

                                                                disegno di Marie Cardouat

Gli eventi sincronistici risvegliano in noi la capacità di provare emozioni profonde e di esserne coscienti, poiché è la qualità delle sensazioni che rende significative tali coincidenze.
Eppure nella nostra cultura le sensazioni vere sono temute, probabilmente per lo stesso motivo per cui l’acausalità costituisce un problema per la maggior parte di noi. Dare loro spazio significa aprirsi all’esperienza, allentando il controllo che ognuno esercita su di sé. Bisogna concedersi di essere chi si è, non chi crediamo di essere o chi qualcuno ci ha detto che dovremmo essere.
Sentire significa essere vulnerabili, e la vulnerabilità è un’esperienza umiliante.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 37-38.


martedì 7 febbraio 2017

IL NOSTRO CONCETTO DI TEMPO - Robert H. Hopcke

                                                                 disegno di Marie Cardouat

Oltre a mettere in crisi la nostra illusione di controllo e la separazione netta tra realtà oggettiva e soggettiva, la sincronicità come principio di collegamento acausale pone in dubbio il nostro concetto di tempo, in particolare il ricorso a un’idea lineare di tempo attorno alla quale organizzare la visione del mondo.
Il pensiero basato su causa ed effetto ha bisogno dei concetti di “prima” e “dopo”: le cause devono verificarsi prima degli effetti. Riconoscere un nesso acausale tra eventi rende invece il “quando” meno importante del “cosa” accade e di cosa ciò “significa” per chi ne è coinvolto.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 33-34.


lunedì 6 febbraio 2017

IL MONDO COME CAMPO UNIFICATO - Robert H. Hopcke

                                                                 disegno di Marie Cardouat

Gli eventi sincronistici ci spingono ad adottare una visione del mondo come campo unificato, in cui le esperienze e le azioni del singolo sono fondamentalmente collegate a esperienze e azioni di altri.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 33.


sabato 4 febbraio 2017

UN MODO DIVERSO DI PENSARE - Robert H. Hopcke

                                                                disegno di Marie Cardouat

Eppure il contatto con persone di cultura non europea rivela l’esistenza di altri modi di pensare o di essere nel mondo. Gli indiani americani o i popoli appartenenti a culture asiatiche tradizionali (come i cinesi o i tibetani), considerandosi una semplice parte di una più vasta unità in cui tutte le esistenze sono collegate tra loro, percepiscono le loro azioni in maniera radicalmente diversa: non si ritengono individui che agiscono su un mondo separato e oggettivo, ma parti di una ragnatela di interazioni soggettive.
Per agire efficacemente all’interno di queste culture si richiede dunque la capacità di scegliere il momento più adatto, di analizzare il proprio atteggiamento, di sollecitare e di utilizzare il sostegno della comunità di appartenenza, e di comprendere, se possibile, la volontà divina. In esse sopravvive l’usanza di consultare le stelle o di recarsi dall’anziana del villaggio prima di compiere un passo decisivo; agire, seconda tale concezione, comporta un procedere umile e prudente.
Un simile modo di pensare, per cui l’esperienza individuale e soggettiva dell’interazione con il mondo è più importante del dominio individuale sull’ambiente ottenuto in base alla legge di causa ed effetto, determina uno stile di vita che “incorpora” senza sforzi le situazioni in cui il caso è significativo.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 32.


venerdì 3 febbraio 2017

GLI EVENTI ACAUSALI - Robert H. Hopcke

                                                              disegno di Marie Cardouat

Un modo diverso di pensare, in particolare secondo l’approccio che ci viene offerto dalla sincronicità, consente invece di fare i conti con la possibilità che eventi casuali siano significativi e non semplicemente privi di significato.
Quest’idea può rivelarsi un brutto colpo per il nostro io poiché mette in dubbio la sensazione di potere e di controllo assoluto che noi tutti creiamo per noi stessi.
La possibilità che accadano a noi eventi acausali, incontrollabili e in grado di avere effetti profondi, suscita una certa ansia. Come sostiene Marie-Louise von Franz, collaboratrice di Jung, “è il caso il nemico, il caso va eliminato…”; questa formulazione sintetica ben descrive l’atteggiamento generale sul ruolo degli eventi acausali nella vita di ciascuno di noi.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 31-32.


giovedì 2 febbraio 2017

L’ILLUSIONE DEL CONTROLLO - Robert H. Hopcke

                                                                 disegno di Marie Cardouat
La sincronicità ci costringe a liberarci della tirannia inconscia di un pensiero fondato sul principio di causa ed effetto. Perché mai, ci si potrebbe chiedere, abbiamo così radicata una visione dell’esistenza come catena di azioni e reazioni? Che vantaggio possiamo trarre dal credere che ogni legame dipenda necessariamente da rapporti di causa ed effetto?
Ritengo che il pensiero causale ci dia l’illusione di avere un potere assoluto su ciò che ci circonda e rafforzi in noi la sensazione di controllare il nostro destino, fornendo una visione piuttosto lusinghiera del nostro io. Il pensare in termini di causa ed effetto ci consente infatti di sentirci in grado di controllare la situazione, di staccarci dal mondo “esterno” e di agire su di esso.
Secondo questa prospettiva, a limitarci sono soltanto le conseguenze delle nostre azioni, ma se le accettiamo saremo in grado di agire, e anche liberamente.
Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Milano 2003, p. 31.


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